L’eclissi di Sole in movimento: dalla fotografia al cinema. Nikon ZR e non solo

Nel 1961, il regista Richard Fleischer trasformò una vera eclissi di Sole in uno degli effetti speciali naturali più celebri del cinema. La crocifissione, nel kolossal Barabba, fotografata da Aldo Tonti durante l’eclissi totale del 15 febbraio. Sulla sagoma scura del Cristo in agonia si osserva il piccolo cerchio solare che si adombra fino a scomparire. Intorno a lui, lo smarrimento dei locandieri e di Barabba (Anthony Quinn), che vaga nel buio temendo la cecità. Quella del 1961 è stata per giunta l‘unica eclissi di Sole totale del XX secolo visibile dal suolo italiano (in particolare dalle regioni del centro e del nord). (Immagine in apertura: © Yvon Gallant)

L’eclissi di Sole totale del 15 febbraio 1961 che fece da sfondo alla scena della crocifissione nel film Barabba di Richard Fleischer

Una lezione ancora valida per chi filma oggi un’eclissi: mentre il teleobiettivo segue il disco solare, una seconda fotocamera dovrebbe raccontare ciò che accade sulla Terra. Filmare il fenomeno astronomico, infatti, permette di raccontarne la trasformazione, il disco solare che si assottiglia, la luce che cambia, il paesaggio che precipita nel crepuscolo e le reazioni di chi osserva.
La soluzione più efficace può essere affidare a una Nikon Z con teleobiettivo per quanto riguarda l’inquadratura stretta del Sole e a un secondo corpo con grandangolo, che riprenda il paesaggio e il pubblico. Per il primo punto di vista sono indicate focali comprese orientativamente fra 400 e 600 mm. Il secondo può includere l’orizzonte, le ombre e il progressivo mutamento della luce. Abbiamo trattato l’argomento dal punto di vista delle immagini fisse nell’articolo: La “linea d’ombra”: fotografare l’eclissi di Sole del 12 agosto 2026 con Nikon.

Il filtro che salva (occhi e sensore)

Le indicazioni tecniche che abbiamo già proposto per la fotografia, valgono in gran parte per le riprese video. Anteponete la sicurezza a qualsiasi scelta creativa. Durante tutte le fasi parziali, anche quando resta visibile soltanto una minima porzione del Sole, davanti all’obiettivo deve essere montato un filtro solare certificato e progettato per la ripresa astronomica.
Il filtro va collocato sulla parte anteriore dell’ottica, non negli alloggiamenti posteriori dei teleobiettivi (che ne sono dotati). Può essere rimosso soltanto durante la totalità – la fase di totale oscuramento della nostra stella – e deve essere rimontato non appena ricompare il primo punto luminoso del Sole. Con una mirrorless Nikon Z l’inquadratura può essere controllata dal monitor o dal mirino elettronico, evitando in ogni caso di osservare direttamente il Sole.

Il filtro ottico solare va rimontato non appena la totalità svanisce e ricompare il Sole dietro la luna. Ne abbiamo parlato diffusamente in questo articolo

Il Sole a fuoco per tutta la durata delle eclissi

Per una sequenza video continua è preferibile lavorare in esposizione manuale, impostare e bloccare il bilanciamento del bianco e provare in anticipo la messa a fuoco, il filtro da oltre 16 stop e il passaggio fra fase parziale e totalità.
Non esiste un’esposizione universale: la quantità di luce dipende dal filtro utilizzato e precipita in pochi secondi quando il Sole viene completamente coperto. Una registrazione in 4K a 25 o 30 fps (fotogrammi per secono) è sufficiente per il racconto dell’evento. Risoluzioni superiori consentono però di ritagliare e stabilizzare il filmato in post-produzione, mentre frequenze più elevate possono rallentare il “diamante”, le protuberanze e le reazioni degli osservatori. Le stesse si prestano alla realizzazione di suggestivi slow-motion. Il materiale di partenza raccomanda soprattutto di provare l’intera procedura prima dell’eclissi, perché il passaggio fra filtro montato e rimosso avviene molto rapidamente.

La Nikon ZR è la mirrorless più cinematografica che il mercato oggi possa offrire. L’acquisizione di RED da parte di Nikon ha dato vita al sistema Z Cinena. Una fusione che unisce due know-how leggendari: quello di Nikon per quanto concerne l’esperienza fotografica, quello di RED per quanto riguarda la Scienza del Colore 

Il vostro capolavoro video con la Nikon ZR

Si può coltivare un’ambizione cinematografica anche senza i mezzi che mise a disposizione Dino De Laurentis per l’epico film “Barabba”. La Nikon ZR, capostipite del nuovo sistema Z Cinema, nato dall’unione fra Nikon e RED, è il corpo più specializzato.
Registra internamente fino a 6K/60p, offre RAW a 12 bit nel codec R3D NE sviluppato con la tecnologia colore RED e dispone di oltre 15 stop di gamma dinamica alle due sensibilità ISO base di 800 e 6.400. Il monitor orientabile da 4 pollici facilita l’inquadratura su treppiedi, mentre l’audio float a 32 bit permette di registrare senza regolazioni troppo conservative il brusio del pubblico, il vento e il silenzio improvviso della totalità. La stabilizzazione sul sensore a cinque assi è utile per le riprese ambientali a mano libera, anche se l’inquadratura stretta del Sole richiede comunque un supporto stabile.

Film per tutti: dalla Nikon Z8 alla Nikon Z5II

Fra le fotocamere mirrorless ibride, cioè votate tanto alle immagini fisse quanto alla ripresa dei filmati, la Nikon Z8 consente di registrare internamente file N-RAW a 12 bit fino a 8,3K/60p o 4,1K/120p. Una riserva di risoluzione utile per ricavare dettagli della corona e riformulare l’inquadratura in 4K. La più compatta Nikon Z6III arriva al 6K/60p RAW interno, al 4K/120p e al Full HD/240p, combinando elevata qualità e maggiore facilità di trasporto. Anche la Nikon Z5II rappresenta un’opzione accessibile, con 4K/30p a pieno formato, 4K/60p con ritaglio e registrazione N-RAW. Ma potremmo dire altrettanto delle valide Nikon Z6II e Z7II e dei corpi più compatti Nikon Z in formato DX i quali, grazie al sensore APS-C (15,7×23,5 mm), regalano guadagni pari a 1,5x sulle focali. Un obiettivo 200 mm diventa così un potente 350 mm.

La ripresa migliore, tuttavia, non è necessariamente quella che mostra il Sole più grande. Un grandangolo puntato verso il paesaggio può raccontare la diminuzione progressiva della luce e le sagome delle persone immerse nel breve momento in cui il giorno cede a un magico e improvviso “tramonto”. Preparare due inquadrature, programmare per quanto possibile la registrazione e lasciare lavorare le fotocamere permette anche di sollevare gli occhi dal monitor e vivere almeno una parte dello spettacolo. In fondo, non se ne vivono molte di eclissi…

Tra la Terra e il Sole, gli obiettivi NIKKOR Z

Per l’inquadratura grandangolare, una scelta particolarmente versatile è il NIKKOR Z 14-30mm f/4 S. A 14 mm permette di comprendere nel fotogramma il cielo, l’orizzonte, il paesaggio e le persone che assistono all’eclissi.
Avvicinandosi ai 24-30 mm si ottiene invece una composizione meno estrema, nella quale il Sole conserva una presenza più leggibile. La struttura compatta lo rende adatto a una seconda fotocamera lasciata su treppiedi, mentre l’elemento anteriore piatto accetta filtri a vite da 82 mm, agevolando l’impiego di un sistema filtrante solare appropriato durante le fasi parziali.
Abbinato alla Nikon ZR, può quindi registrare in autonomia la trasformazione complessiva della scena, mentre il corpo principale con teleobiettivo segue il disco solare. Chi privilegia la luminosità durante la totalità può considerare il NIKKOR Z 14-24mm f/2.8 S, più aperto di uno stop ma meno immediato nella gestione dei filtri frontali.

Quando il Sole diventa un film

Abbiamo citato l’eclissi solare ripresa – si racconta – a Roccastrada in provincia di Grosseto, e usata nel film “Barabba”. Ma il Sole e le sue escursioni luminose sul nostro pianeta hanno ispirato molte altre pellicole e trasformato alcune scene in vere e proprie icone del cinema.
Una di queste è senz’altro contenuta in Lawrence d’Arabia (David Leon, 1962). Peter O’Toole, ancora in divisa militare, soffia su un fiammifero e una dissolvenza ci trasporta sull’alba rossa di un deserto. Subito dopo, introdotte dalla memorabile musica di Maurice Jarre, appaiono le dune che ospiteranno la vita leggendaria del Lawrence.
Chissà se questa scena ha ispirato George Lucas, prima di girare le immagini, altrettanto iconiche, del futuro Jedi Luke Skywalker, che medita il suo futuro davanti a due soli che tramontano sul desertico pianeta Tatooine. È Star Wars, film dei record e franchise incredibilmente longevo.

L’alba infuocata a cui dà vita in pochi attimi Lawrence d’Arabia spegnendo il suo secondo fiammifero

I due soli del sistema binario del pianeta Tatooine dell’universo di Star Wars. Qui sono nate le figure leggendarie di Anakin e Luke Skywalker

Fantascienza e colori

Ma se si parla di spazio e artefatti allineamenti stellari, non si può dimenticare uno dei più celebri inizi cinematografici della storia. Luna, Terra e Sole perfettamente allineati, mentre la luce emerge lentamente accompagnata dalla musica di Also sprach Zarathustra di Richard Strauss, e si apre il sipario sull’alba dell’uomo e su 2001: Odissea nello spazio, capolavoro di Stanley Kubrick.
Tutta terrena, invece, è la vicenda di Il raggio verde, del regista francese Eric Rohmer. La scene culminante mostra proprio l’attesa del raggio verde, il lampo smeraldino inafferrabile che talvolta guizza quando il Sole affonda dietro l’orizzonte.
Ecco, l’ultimo consiglio è quello di imparare dai maestri, nei film meno ovvi, per dosare il montaggio, scegliere sapientemente l’uso del rallentatore, imparare le dissolvenze e misurare i tempi. Lo spettacolo lo offre la natura, ma il video ha bisogno delle vostre idee e del vostro occhio.

Il Sole protagonista anche del colossal del 1968, 2001: Odissea dello Spazio, nato dall’estro creativo di Stanley Kubrick

Il raggio verde che si produce al tramonto, e a cui si ispira l’omonimo film francese del 1986, nel momento in cui il Sole si inabissa

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