Natura in fotografia: quattro modi di guardare il mondo

Il 22 aprile si è celebrato l’Earth Day, la Giornata della Terra. È una data, ma soprattutto una soglia che apre a numerose iniziative dedicate alla salvaguardia del nostro pianeta. E uno degli strumenti più usati per questa celebrazione, che è anche un ammonimento, è la fotografia.
Raccontare la natura con la fotografia significa attraversare registri molto diversi: la denuncia, la meraviglia, il sorriso, la contemplazione. Alcuni scatti sono diventati epocali proprio perché hanno saputo incarnare uno di questi sguardi con una forza particolare. In parallelo, l’evoluzione delle fotocamere e delle ottiche, oggi dominata da sistemi mirrorless come quello composto dalle Nikon Z, ha reso possibile una qualità e una varietà di immagini impensabili fino a pochi decenni fa.

Fotografia di natura e denuncia

La fotografia naturalistica non è sempre consolatoria. In qualche caso può essere un atto d’accusa, sebbene orientato a un esito positivo. Il lavoro di Sebastião Salgado, in particolare nei progetti Workers e Genesis, ha segnato profondamente questo tipo di approccio. Le immagini della miniera di Serra Pelada, con migliaia di uomini nel fango, sono spesso lette come una metafora visiva dello sfruttamento umano e ambientale.
Su una linea simile, Nick Brandt costruisce immagini fortemente simboliche: animali africani ritratti accanto a discariche o infrastrutture invasive, come nel progetto Inherit the Dust. Non si tratta di reportage puro, ma di una messa in scena che rende visibile il conflitto tra natura e sviluppo.
Più diretto è il lavoro di Chris Jordan, con la serie sugli albatri dell’atollo di Midway: carcasse di uccelli marini pieni di plastica ingerita. Qui la fotografia rinuncia a ogni mediazione estetica per diventare documento brutale.
Infine, le immagini premiate al Wildlife Photographer of the Year, come quelle di Brent Stirton sul bracconaggio dei rinoceronti, mostrano come la denuncia sia ormai una componente strutturale della fotografia naturalistica contemporanea.
In questo ambito, la tecnologia gioca un ruolo discreto ma decisivo: corpi macchina come la Nikon Z9, con autofocus avanzato e riconoscimento degli animali, permettono di lavorare in condizioni difficili e catturare momenti irripetibili con grande precisione.

Photo Credits: © Sebastião Salgado

Photo Credits: © Nick Brandt – Inherit the Dust

Il punto di vista per eccellenza: la bellezza

Accanto alla denuncia, la fotografia della natura continua a cercare la bellezza pura. Non come evasione, ma come forma di attenzione. I concorsi internazionali, dallo stesso Wildlife Photographer of the Year al Sony World Photography Awards, raccolgono ogni anno immagini che ridefiniscono i limiti estetici del genere. Qui entrano in gioco soprattutto le ottiche. Nella fotografia naturalistica moderna, i teleobiettivi sono strumenti essenziali: permettono di isolare il soggetto, comprimere la prospettiva e lavorare a distanza senza disturbare gli animali.

Una delle foto vincitrici dell’edizione 2024 del Wildlife Photographer of the Year (Photo Credits: © Theo Bosboom)

Lo foto vincitrice dell’edizione 2025 del Wildlife Photographer of the Year (Photo Credits: © Wim van den Heever)

Tra gli obiettivi più usati:

Humor e fotografia di natura

Esiste anche una natura comica, e non è un’invenzione recente. Ma negli ultimi anni ha trovato una consacrazione istituzionale con i Comedy Wildlife Photography Awards.
Le immagini premiate giocano spesso su situazioni involontariamente “umane”: espressioni buffe, posture improbabili, coincidenze visive. Paradossalmente, anche qui la tecnologia è cruciale. Molte di queste immagini nascono da raffiche ad alta velocità e autofocus sofisticati. Strumenti come quelli presenti nelle mirrorless Nikon Z di ultima generazione consentono di cogliere frazioni di secondo in cui l’animale assume un’espressione “comica”.
Tra i vincitori e finalisti del concorso si trovano anche fotografi che utilizzano attrezzatura Nikon, a conferma della diffusione del marchio nel wildlife contemporaneo.

Photo Credits: © Kalin Botev

Photo Credits: © Annette Kirby

Scatti come poesia pura

Infine, c’è una dimensione più silenziosa, quasi astratta. Il lavoro di Ansel Adams rappresenta forse il vertice di questa tradizione. Le sue immagini in bianco e nero del Parco di Yosemite trasformano il paesaggio in una struttura quasi musicale, fatta di contrasti, ritmi, geometrie. Accanto a lui, Edward Weston ha spinto la fotografia di natura verso l’astrazione, isolando forme e dettagli fino a renderli quasi irriconoscibili. In tempi più recenti, fotografi come Michael Kenna proseguono questa linea con paesaggi minimalisti.
In questo caso, la scelta dell’attrezzatura cambia: meno tele estremi, più attenzione alla qualità tonale, alla gamma dinamica, alla resa dei grigi. Tuttavia, anche qui le fotocamere contemporanee Nikon permettono un controllo del dettaglio e del contrasto che avvicina la fotografia digitale a una forma di incisione.

Photo Credits: © Ansel Adams

Photo Credits: © Michael Kenna

Queste quattro direzioni non esauriscono la fotografia della natura, ma ne tracciano alcune linee fondamentali. Cambiano i linguaggi, cambiano gli strumenti, ma resta costante la stessa ambizione: rendere visibile ciò che normalmente non vediamo, o non vogliamo vedere.

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