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La “linea d’ombra”: fotografare l’eclissi di Sole del 12 agosto 2026 con Nikon
La Luna, si sa, è modella assai più accomodante verso i fotografi rispetto al Sole. L’occhio, come l’obiettivo, è accarezzato dal candore del satellite terrestre e ferito dalla stella intorno a cui orbitiamo, salvo quando la sua luce cala ad arrossare i cieli con suggestivi tramonti. Oppure, quando proprio la Luna ne oscura l’esplosiva luminosità, la sfida resta ardua, ma possibile.
Accadrà il 12 agosto 2026 alle 17:47 del fuso orario universale UTC. L’ombra circolare e completa del satellite più amato dai poeti attraverserà la Russia settentrionale, la Groenlandia, l’Islanda, l’Atlantico, parte della Spagna e un piccolo settore del Portogallo. In gran parte d’Europa, Italia compresa, l’eclissi di Sole sarà invece parziale. Lungo la fascia della totalità, il Sole scomparirà completamente per meno di due minuti nella maggior parte delle località, con una durata massima di circa 2 minuti e 18 secondi. In Spagna, inoltre, il fenomeno avverrà con il Sole molto basso, poco prima del tramonto. Una difficoltà in più, ma anche un’occasione straordinaria per inserire il disco eclissato nel paesaggio. (Immagine di apertura: © Eclipse Chasers)
“Amor che move il sole e l’altre stelle…”
Con questo celebre verso, Dante Alighieri mise fine al Paradiso e alla sua opera più famosa, la Divina Commedia. La stessa e sovrumana dose di poesia e mistero la si ritrova nei rari e suggestivi fenomeni ottico-astronomici come le eclissi di Sole. Che, con un minimo di abilità e una attrezzatura di livello medio, possiamo tradurre in immagini e video digitali.
La prima scelta, per raggiungere lo scopo, non riguarda la fotocamera, ma l’immagine. Vogliamo isolare il Sole e mostrare la corona, le protuberanze e i grani di Baily? Oppure raccontare ciò che accade sulla Terra? il paesaggio che si oscura, le persone con il naso all’insù, il profilo di una montagna o di una città sotto una luce improvvisamente irreale…
Per il primo approccio serve un teleobiettivo, normalmente con lunghezza focale compresa tra 400 e 600 mm su formato FX (il nostro full-frame). Il secondo può essere affrontato con focali comprese tra 14 e 70 mm, scegliendo in anticipo un primo piano capace di dare scala e identità alla scena. Una soluzione particolarmente efficace consiste nell’impiegare due corpi: l’uno su treppiede con il teleobiettivo già puntato, l’altro con uno zoom grandangolare per fotografare il paesaggio e le reazioni del pubblico.
Non è necessario possedere l’attrezzatura più costosa. È molto più importante conoscere perfettamente il proprio sistema, avere provato il filtro solare e aver simulato più volte la sequenza di operazioni. Durante la totalità – così si chiama il periodo di tempo in cui il Sole è completamente oscurato dalla Luna – non c’è tempo per imparare.
La “mappa” delle eclissi di Sole del 12 agosto 2026 su scale differenti. Sopra, l’Europa nella sua interezza e parte della Groenlandia; sotto, l’Europa occidentale e l’Italia. Più l’area interessata è coperta di colore scuro, più l’eclissi si approssima alla “totalità“. La percentuale massima di oscuramento del disco solare sarà alta nell’Italia Settentrionale (Pianura Padana compresa) e in quasi tutta la Sardegna, andando a ridursi man mano che ci sposta verso sud. Ovunque voi siate, quindi, avrete un’occasione unica per mettere alla prova la vostra Nikon
Il mondo intorno alle eclissi
Se vi interessa invece il contesto più della star principale (scelta “umanistica” che ci sentiamo di sostenere), potreste orientarvi su un NIKKOR Z 14-30mm f/4 S, che permette di abbracciare cielo e paesaggio. Oppure, su uno zoom come il NIKKOR Z 24-70mm f/4 S, che offre maggiore flessibilità per inserire persone, architetture o profili montuosi. Il fatto che il 14-30 mm accetti filtri frontali può essere utile, ma anche in questo caso deve trattarsi di un vero filtro solare, non di un semplice ND.
Il giusto obiettivo NIKKOR Z
Per un primo piano del Sole, il NIKKOR Z 180-600mm f/5.6-6.3 VR è probabilmente lo zoom più versatile. Permette di partire più larghi, trovare rapidamente il soggetto e stringere fino a 600 mm. Lo zoom interno preserva lunghezza e baricentro, un vantaggio quando l’obiettivo è montato su treppiede. Il NIKKOR Z 100-400mm f/4.5-5.6 VR S è più leggero e maneggevole, adatto a chi vuole includere una porzione maggiore di corona o mantenere un po’ di ambiente intorno al disco. Su un corpo DX raggiunge inoltre l’angolo di campo equivalente a 600 mm. Per chi cerca la massima qualità a focale fissa, il NIKKOR Z 600mm f/6.3 VR S abbina la resa S-Line a un peso relativamente contenuto per un super-tele da 600 mm. Un 800 mm può funzionare molto bene per il dettaglio del disco e delle protuberanze, ma rende più difficile contenere l’intera corona nell’inquadratura e lascia meno margine agli errori di puntamento. Un obiettivo versatile, meno proiettato verso le lunghe focali, ma eccellente nei ritratti è il NIKKOR Z 70-200mm f/2.8 VR S II. L’ampia apertura costante f/2.8 regala un effetto bokeh da sogno. Se invece volete spingervi oltre, il duplicatore di focale Z TC-1.4x può fare al vostro caso.
Il filtro è indispensabile, non solo per fotografare
Ogni volta che una parte del Sole è visibile, anche minima, occorre proteggere sia gli occhi sia l’attrezzatura. Per l’osservazione diretta servono occhiali o visori specifici conformi alla norma ISO 12312-2. Per fotocamere, telescopi e binocoli è invece necessario un filtro solare progettato per strumenti ottici, fissato saldamente davanti alla lente frontale.
Un normale filtro ND, per quanto molto scuro, non garantisce una protezione adeguata. Ne occorre uno che garantisca almeno 16 stop e deve restare montato durante tutte le fasi parziali ed essere tolto soltanto quando il Sole è completamente coperto. Appena compare il primo punto luminoso al termine della totalità, va rimesso immediatamente. È utile provare in anticipo il gesto, verificando che il filtro sia abbastanza rapido da rimuovere e riposizionare.
Con una reflex non bisogna mai guardare il Sole attraverso il mirino ottico. Con una Nikon Z il mirino elettronico e il monitor evitano la visione ottica diretta, ma non proteggono il sensore: il filtro davanti all’obiettivo resta indispensabile.
Per fotografare l’eclissi non serve invece una funzione “astro” dedicata, quanto, invece, un buon mirino elettronico, comandi familiari, bracketing rapido, autonomia, affidabilità e una risoluzione sufficiente a consentire un ritaglio accurato.
Un filtro a densità neutra ND100000 assicura una riduzione di 20 stop
Il buio è (quasi) totale al vertice del cono d’ombra che, nel caso delle eclissi del 12 agosto 2026, interesserà le aree descritte nella parte introduttiva dell’articolo
Pericolo di subire danni alla vista
Guardare direttamente il Sole o una eclissi solare – anche brevemente – può causare danni permanenti alla retina (retinopatia solare), senza causare alcuna sensazione di dolore immediato. Il rischio è aumentato in caso di osservazioni ripetute, anche brevi. I danni possono manifestarsi a distanza di ore o di giorni. (fonte: Ministero della Salute)
Nikon Z8 e Z9, star della fotografia
Il sensore FX stacked da 45,7 megapixel della Nikon Z8 offre molto dettaglio e un ampio margine di crop, utile se il Sole non occupa esattamente la porzione prevista dell’inquadratura. Il corpo è più compatto di quello della Z9, ma ne riprende molte prestazioni e permette di gestire sequenze rapide senza interruzioni del mirino. È probabilmente il miglior equilibrio per chi vuole ottenere immagini ravvicinate della corona senza affrontare il peso dell’ammiraglia.
La Nikon Z9 condivide la risoluzione da 45,7 megapixel, ma aggiunge costruzione e autonomia pensate per il lavoro più impegnativo. È ideale quando la fotocamera deve rimanere operativa a lungo con un supertele, magari su testa gimbal. Non a caso, questo gioiello è entrato anche nell’equipaggiamento della Stazione Spaziale Internazionale.
L’immagine raffigura nelle proporzioni reali tre corpi Nikon perfetti per fotografare le eclissi di Sole sfruttando l’altissima risoluzione dei loro sensori. Da sinistra a destra, le Nikon Z9, Nikon Z8 e Nikon D850
La costellazione dei corpi Nikon Z e Nikon reflex
La Nikon Z6III si propone come scelta equilibrata e agile. I 24,5 megapixel di risoluzione sono più che sufficienti per un’eclissi ben composta, mentre il mirino da 4000 nit è particolarmente utile quando si lavora in piena luce e si devono controllare rapidamente il bordo del Sole, l’istogramma e la messa a fuoco. È una scelta convincente anche come secondo corpo per il paesaggio o per il video. Risultati eccellenti, a fronte di una spesa più abbordabile, sono garantiti dal modello entry-level della collezione full-frame, la Nikon Z5II, il cui sensore FX da 24,5 megapixel garantisce immagini da stampare in formato poster.
Il sensore da 20,9 megapixel e il fattore di ritaglio 1,5x della Nikon Z50II (in formato DX) aiutano a riempire maggiormente il fotogramma: un 400 mm offre l’angolo di campo di un 600 mm su FX, mentre un 600 mm corrisponde a 900 mm. È un vantaggio per il dettaglio, ma richiede maggiore precisione nell’inseguimento e nell’inquadratura.
Ottimi risultati si possono ottenere anche con una reflex. La Nikon D850, per esempio, offre 45,7 megapixel e grande capacità di ritaglio. In questo caso, però, bisogna usare esclusivamente il Live View durante tutte le fasi in cui il Sole non è totalmente coperto, senza mai portare l’occhio al mirino.
Il NIKKOR Z 180-600mm f/5.6-6.3 VR è l’obiettivo zoom stabilizzato (VR) dal prezzo accessibile che permette di spaziare dal teleobiettivo (180 mm) al super-teleobiettivo (600 mm). Montato su una Nikon Z in formato DX, come la Nikon Z50II, consente addirittura di raggiungere la focale di 900 mm equivalenti. Tutto questo in meno di 2 kg di peso
Ruotando la ghiera dello zoom, le dimensioni dell’obiettivo NIKKOR Z 180-600mm f/5.6-6.3 VR restano invariate grazie a un evoluto design interno. Basta ruotare di 70° per passare dalla minima (180 mm) alla massima focale (600 mm). L’utilizzo di speciali guarnizioni rende l’ottica impenetrabile alla polvere a alla umidità
Il contorno non è superfluo
Oltre all’indispensabile treppiede, conviene portare una seconda batteria, schede capienti e già formattate, usare un comando remoto o l’autoscatto e un panno chiaro con cui coprire l’attrezzatura durante l’attesa. È meglio disattivare la riduzione del disturbo sulle lunghe esposizioni, che dopo ogni scatto può impegnare la fotocamera per un tempo equivalente alla posa e far perdere momenti irripetibili.
Scattare in NEF (il nostro RAW) offre il massimo margine nel recupero delle alte luci e nell’elaborazione della corona. Se la fotocamera lo permette, è utile salvare due configurazioni: una per le fasi parziali con filtro e una per la totalità senza filtro.
Nikon COOLPIX P1100, Il super-teleobiettivo che porta fotografie e video 4K oltre i limiti
Se l’astronomia è la vostra passione, Nikon ha l’unica fotocamera sul mercato pensata (anche) per la Luna. È la COOLPIX P1100, bridge dotata di un obiettivo con zoom ottico NIKKOR 125x. La sua straordinaria escursione focale – le case concorrenti non arrivano a tanto – va da un grandangolo equivalente a 24 mm (perfetto per i paesaggi naturale e urbani) fino a un super-teleobiettivo da 3.000 mm. Una focale con la quale metterete letteralmente piede sul suolo lunare.
Per chi cerca di spingersi ancora oltre, la tecnologia proprietaria Dynamic Fine Zoom porta l’ingrandimento fino a 250x (equivalente alla focale di 6.000 mm), senza incidere in modo visibile sulla qualità delle immagini.
Non ci sono soggetti troppo lontani per la Nikon COOLPIX P1100. Anche i dettagli della superficie lunare sono alla sua portata. L’obiettivo di cui è dotata è il più potente sul mercato, grazie all’escursione focale ottica pari a 24-3.000 mm. Fotografare con la COOLPIX P1100 è come farlo con un cannocchiale. La risoluzione del suo sensore CMOS è di 16,7 megapixel per immagini (4.608×3.456 pixel) da stampare in formato poster. I video sono 4K (3.840×2.160 pixe a 30 e 25 fps)
Lenti ED e Super ED
La leggendaria tecnologia ottica di Nikon, con lenti Super ED ed ED (ED sta per Extra-low Dispersion), garantisce contorni nitidi anche alle focali estreme. In più, riduce le aberrazioni cromatiche. Lo schema ottico su cui fonda il suo obiettivo è composto da 17 elementi distribuiti in 12 gruppi. Di questi, ben cinque lenti consistono in vetri ED, cui si affianca un elemento Super ED. L’apertura massima del diaframma alla minima e massima lunghezza focale è pari a f/2.8-f/8. Il diaframma da apertura circoalre è composto da 7 lamelle per un effetto bokeh da sogno. A tutto ciò ci aggiunge uno stabilizzatore ottico VR, per le immagini fisse, e uno stabilizzatore ad azione mista (ottica ed elettronica) per le riprese dei filmati.
Abbiamo descritto nel dettaglio la “fotocamera lunare” Nikon COOLPIX P1100 al momento della sua introduzione sul mercato. Potrete scoprirne i segreti leggendo l’articolo: Nikon COOLPIX P1100: con il super-teleobiettivo torna la vera fotografia. Dotata dei giusti filtri, è perfetta anche per fenomeni celesti rari e affascinando come le eclissi di Sole o di Luna.
Messa a fuoco ed esposizione nelle fasi parziali
L’autofocus può diventare incerto attraverso alcuni filtri solari. Il metodo più affidabile consiste nel passare alla messa a fuoco manuale, ingrandire l’immagine nel monitor o nel mirino elettronico e regolare con precisione il bordo del Sole o eventuali macchie solari. Una volta ottenuta la nitidezza, si può fissare la ghiera con un piccolo pezzo di nastro facilmente removibile.
Non esiste un tempo di esposizione universale: filtri differenti lasciano passare quantità di luce molto diverse. Un buon punto di partenza è il modo manuale, ISO 100 o 200 e f/8, quindi una serie di scatti di prova variando il tempo. L’istogramma non deve toccare il margine destro: il disco deve conservare dettaglio, non diventare un cerchio bianco privo di struttura. Nikon raccomanda di effettuare la calibrazione sul Sole non eclissato nei giorni precedenti, usando lo stesso filtro e lo stesso obiettivo che saranno portati sul campo. La fase parziale si può fotografare a intervalli regolari con la stessa focale e la stessa esposizione. Le immagini potranno poi essere riunite in una sequenza composita che mostra l’avanzare della Luna. Se volete approfondire l’argomento dal punto di vista video, potete leggere l’articolo: L’eclissi di Sole in movimento: dalla fotografia al cinema. Nikon ZR e non solo.
Eclissi totale: pochi secondi, molte esposizioni
Negli istanti immediatamente precedenti la totalità, la luce crolla. Il disco solare si riduce a un anello incompleto, compare il “diamante”, i grani di Baily lampeggiano lungo il profilo lunare e, subito dopo, emerge la corona. È il momento di togliere il filtro, ma soltanto quando il Sole è interamente coperto.
La corona possiede una gamma di luminosità enorme. Un’esposizione rapida, intorno a 1/1.000 s, può registrare il diamante, la cromosfera e le protuberanze, mentre tempi più lenti rivelano invece le strutture esterne. Una sequenza di bracketing da circa 1/1.000 s fino a 1/2 s offre una base solida. Si può arrivare a 1 s di esposizione se l’inseguimento e la stabilità lo consentono. La sensibilità ISO 200 e il diaframma aperto a f/8 sono un punto di partenza, non una formula rigida. L’obiettivo è produrre rapidamente una serie di file differenti, da combinare eventualmente in post-produzione per restituire l’estensione della corona.
Photo Credits: © Fred Espenak
Eclissi solare totale del 21 giugno 2001, Chisamba, Zambia. Nikon N90s, rifrattore Vixen 90mm f/9. L’immagine composita, ritratta in epoca analogica, mostra le varie fasi dell’eclissi. La fotografia centrale della corona durante la totalità è una composizione di 22 negativi che rivelano dettagli e strutture sottili nell’atmosfera solare
Photo Credits: © Zelch Csaba
L’immagine della Terra ripresa dalla spazio mostra chiaramente la porzione di superficie oscurata durante una eclissi di Sole. Nel caso dell’immagine, il cono d’ombra investe l’Oceano Atlantico Settentrionale
Fratello Sole, sorella… Terra
Un’eclissi totale non trasforma solamente il cielo. La temperatura scende, il paesaggio assume colori innaturali, l’orizzonte può illuminarsi in tutte le direzioni e le persone passano dall’attesa al silenzio, poi all’esultanza. Sono immagini che un teleobiettivo puntato verso l’alto non può raccontare. L’universo è enorme e affascinante, ma è qui sul nostro piccolo pianeta azzurro che ha coscienza di sé. Senza i nostri occhi puntati, lo spettacolo dell’eclisse non sarebbe uno spettacolo, ma solo un fenomeno tra milioni.
Con il secondo corpo si possono dunque fotografare le ombre a falce proiettate attraverso le foglie durante le fasi parziali, i volti illuminati dagli ultimi frammenti di luce e le silhouette durante la totalità.
Fotografia scattata con la reflex Nikon D5 l’8 aprile 2026 alle 6:41 p.m. EDT (tramonto della Terra ripreso attraverso il finestrino della navicella spaziale Orion)
Così fotografammo (e fotografiamo) dallo spazio
Le fotocamere Nikon hanno “antica” familiarità con il cielo, lo spazio, il Sole e “l’altre stelle”. Era il 1965 e la NASA chiese all’azienda giapponese di sviluppare un obiettivo ultra-grandangolare capace di coprire 220 gradi: nacque il Fisheye-Nikkor 6mm f/5.6. Nel 1971 una Nikon Photomic FTN, derivata dalla Nikon F e profondamente modificata per resistere a vibrazioni, vuoto, radiazioni ed escursioni termiche, fu selezionata per la missione Apollo 15. Nel 1981, con le Nikon F3 “Small Camera” e “Big Camera” destinate allo Space Shuttle Columbia, quindi con le F4, le F5 impiegate sullo Shuttle Discovery e, dal 1999, con l’uso continuativo di corpi Nikon e obiettivi NIKKOR sulla Stazione Spaziale Internazionale. Con il digitale arrivarono le Nikon D2Xs, D3S, D4, D5 e D6.
Da poco si è scritto un nuovo storico capitolo con Artemis II, la missione partita l’1 aprile 2026 e rientrata il 10 aprile dopo il primo sorvolo lunare con equipaggio in oltre cinquant’anni. A bordo, la Nikon D5 per documentare la superficie della Luna e la Terra attraverso i finestrini della capsula Orion. Gli astronauti assistettero a un’eclissi di quasi 54 minuti: la Luna coprì completamente il Sole e la corona si accese intorno al disco nero come farà per noi il 12 agosto, ma per un tempo enormemente più lungo. Noi, fotografi terrestri, dovremo “cogliere l’attimo”.
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