Cultura fotografica, Nikon Z, Slow-motion, Videomaker
Slow-motion con Nikon Z. Spiagge, natura e matrimoni: la stagione è propizia
Lento è bello. Lo scrittore ceco Milan Kundera dedica al tema un intero romanzo (La lentezza, appunto) e tutti noi sentiamo il bisogno, in diversi momenti della vita o nel corso di una giornata, di abbassare i giri. Nella lentezza si scoprono dettagli e piaceri che fretta e velocità comprimono. E per le riprese video è ancora più vero. Il gesto di un cane che scatta tra l’erba alta, le gocce di una piscina che restano sospese come cristalli, il velo di una sposa che si solleva con una lentezza quasi irreale. Le mirrorless della serie Nikon Z lavorano esattamente su questa soglia: non rallentano semplicemente l’azione, la riscrivono.
Permettono di farlo manualmente, lasciando al fotografo o al videomaker la libertà di scegliere per quanto tempo filmare e con quali impostazioni. Oppure, di farlo sfruttando la funzione slow-motion integrata (quando disponibile). Seguire la seconda via è il modo migliore per iniziare a sperimentare, per capire fino in fondo cosa è uno slow-motion e, soprattutto, per toccare con mano il risultato senza dover prima leggere e studiare pagine e pagine di tutorial. (immagine in apertura: © chepté cormani)
Video Credits: © KoolShooters
Slow-motion su Nikon Z
Sui nostri manuali leggerete che lo slow-motion è questione di campionamento del tempo. Si registra a frame rate elevati e si riproduce a frame rate standard. In linea di principio si gira a 60 fps, 100 fps o 120 fps per poi riprodurre a 24 o 30 fps, ottenendo così un rallentamento fluido. Ricordate tuttavia che la frequenza dei fotogrammi del video di partenza deve essere divisibile, nel significato matematico del termine, per quella di riproduzione. In altri termini, l’operazione di divisione fra i due numeri deve dare resto zero. Ecco gli abbinamenti più diffusi: 120 fps ➜ 30 fps; 100 fps ➜ 25 fps, 120 fps ➜ 24 fps. Va da sé che se si utilizzano queste impostazioni, lo slow-motion che si ottiene ha una durata quadrupla o quintupla del video di partenza. Tenetelo in considerazione in fase di realizzazione dei vostri filmati.
Ciò comporta una conseguenza pratica fondamentale, che non fa male ribadire: più fotogrammi al secondo significano più dettaglio nel movimento, ma anche maggiore richiesta di luce e stabilità. Ed è qui che le Nikon Z mostrano la loro solidità: sensori veloci, lettura efficiente e controlli precisi.
Funzione slow-motion integrata nelle Nikon Z
I fattori moltiplicativi x4 e x5 indicano per quante volte sarà dilatato nel tempo il filmato finale rispetto alle riprese iniziali. Tre minuti di girato possono tradursi in 12 o 15 minuti di slow-motion
Valori effettivi della frequenza dei fotogrammi
La frequenza esatta dei fotogrammi dei video originali e slow-motion è riportata nella tabella sopra: 119,88 fps è approssimato a 120 fps; 29,97 fps è approssimato a 30 fps; 23,97 fps è approssimato a 24 fps
Fino a 240 fps per le Nikon Z6III e ZR
La gran parte delle Nikon Z, nei formati FX e DX, offre possibilità di slow-motion integrate. Potete cioè, partendo da un girato di durata massima di 3 minuti, ottenere un video al rallentatore con risoluzione Full HD (1.920×1.080 pixel) lungo 12 o 15 minuti. La durata finale dipende del frame rate utilizzato per riprendere (120 o 100 fps) e da quello scelto per il video definitivo (30 o 24 fps). Più nel dettaglio, se partite da una registrazione a 120 fps potete approdare a uno slow-motion di durata quadrupla o quintupla a seconda del frama rate di destinazione (30 fps o 24 fps). Se partite da una registrazione a 100 fps, potete invece giungere a uno slow-motion di durata quadrupla. Se ambite a un video al rallentatore di risoluzioni maggiori (4K oppure 8K) o di differenti durate, dovete procedere manualmente e affidarvi in post-produzione a un software di terze parti. Le Nikon Z9 e Nikon Z8 toccano i 120 fps in 4K Ultra HD, la Nikon Z6III e Nikon ZR, registrando in Full HD, toccano addirittura i 240 fps, consentendo di ottenere video slow-motion con un dettaglio impressionante e fino a 8 volte più lento della realtà.
Video Credits: © cottonbro studio
Dalla teoria al gesto, lo slow-motion come linguaggio quotidiano
Lo slow-motion, oggi, non è più un effetto esclusivamente da set cinematografico, ma un linguaggio quotidiano. E proprio per questo è utile affiancare alla suggestione qualche indicazione operativa concreta. La natura che si muove, dal cane e il gatto di casa alla fauna selvatica, sono il caso più immediato, ma anche quello in cui molti sbagliano. Due sono i punti su cui gli esperti insistono: scegliere frame rate alti (almeno 60–120 fps) e pianificare il momento esatto dell’azione.
Un cane che corre verso la fotocamera, ad esempio, funziona meglio di uno che si allontana, poiché la compressione prospettica amplifica il rallentamento. Se sfogliate o visionate i tutorial sull’argomento, verificherete che si insiste su un dettaglio semplice ma decisivo: riprese brevi, perché il materiale si dilaterà automaticamente.
Nikon Z per slow-motion
Piscina, acqua, estate
L’acqua è il soggetto ideale per capire lo slow-motion: spruzzi, onde, schizzi sono perfetti perché mostrano micro-dettagli invisibili a velocità normale. Pensate ai gesti atletici di un tuffatore e al suo impatto con l’acqua. Osservarlo al rallentatore fa capire molto di più della sua performance. La regola tecnica però è meno immediata: serve molta luce.
Più il frame rate è alto, più il tempo di esposizione si riduce. Senza luce sufficiente, il risultato perde qualità. Proprio per questa ragione, una spiaggia assolata offre migliori garanzie di riuscita, con la consueta attenzione che si deve avere davanti agli specchi d’acqua. La luce letta dall’esposimetro talvolta è superiore a quella reale, con un rischio di sottoesposizione. Ma è vero anche il contrario: in presenza di acqua scura, profonda o in ombra che assorbe luce, la scena appare più buia e l’esposimetro tende a sovraesporre, cercando di compensare. Se volete ottenere un effetto “Bay Watch”, tenete sempre presente questi semplici consigli.
Sport, azione, gesti rapidi
Quando si cerca di riprendere azioni e gesti sportivi, si torna un po’ alle origini dello slow-motion. Nella TV serviva per analizzare il movimento (in molti ricorderanno la tanto discussa “moviola”). Nei replay sportivi, ogni dettaglio diventava (e diventa) leggibile. Gli specialisti sottolineano una scelta chiave: camera stabile o movimento controllato. Anche un piccolo tremolio diventa evidente. Con una Nikon Z9 o Z6III, per citare due modelli, questo significa sfruttare autofocus continuo e tracking, lasciando che sia la macchina a “tenere” il soggetto mentre il tempo si dilata.
L’evento degli eventi: il matrimonio
Il ralenti è sempre di grande effetto e pertanto si rischia di abusarne. E forse l’uso più interessante si può imparare dal cinema. Se si eccede nell’uso dello slow-motion, perderà gran parte del suo significato narrativo. Di solito serve a enfatizzare un momento specifico del racconto. Il regista Sam Peckinpah lo applicava alle scene violente e alle sparatorie, per sublimarne la violenza. E Stanley Kubrick, nel celeberrimo film Arancia meccanica, usò il suo opposto, il fast motion nella scena di un’orgia, per satireggiare l’abitudine di rallentare le scene a contenuto sessuale con l’intento di renderle forzatamente artistiche.
Grandi maestri a parte, è importante fare un’opera di “pre-visualizzazione”, decidere cioè in anticipo quale momento si intende rallentare . Il lancio del riso, un brindisi, un abbraccio. Non tutto deve essere slow-motion. Solo ciò che merita di durare. Lo stesso principio regge film come Inception, di Christopher Nolan: il tempo si dilata solo quando serve.
Una grammatica accessibile
C’è un filo che lega Sam Peckinpah, Christopher Nolan e un pomeriggio al mare con amici. Non è la tecnologia, ma l’intenzione. Le Nikon Z rendono lo slow-motion accessibile e per certi versi automatico, ma mai scontato. I tutorial lo ricordano con una semplicità quasi disarmante: scegliete il frame rate giusto ➜ stabilizzate la camera ➜ illuminate la scena ➜ anticipate il momento. Ma tutto il resto spetta al vostro sguardo. Il rallentatore non serve a rendere spettacolare ciò che è veloce, ma a rendere visibile ciò che, normalmente, non vediamo.
Se oltre a voler rallentare la realtà, volete che acceleri davanti ai vostri occhi, vi consigliamo di leggere l’articolo: Come realizzare time-lapse con la mirrorless Nikon Z5II.
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