Composizione fotografica, Cultura fotografica, NIKKOR Z, Nikon Z
Nikon e i consigli per fotografare con la pioggia. Anche d’estate
Ma come? La primavera fiorisce, l’estate bussa alle finestre e parliamo di pioggia? Già, le stagioni, è noto, non sono più quelle di un tempo e il fotografo deve prepararsi alle bizzarrie del meteo, rigori primaverili e piogge estive inclusi. E poi… il mondo è grande, viaggiare è più facile e paese che vai tempo che trovi.
Fotografia “riflessiva”
La pioggia, la nebbia e la neve sono spesso considerate nemiche della fotografia. Eppure, per molti autori contemporanei, rappresentano esattamente il contrario: una straordinaria occasione narrativa.
Il fotografo tedesco Maximilian Streich, intervistato da Nikon Magazine, racconta di come le città cambino radicalmente sotto la pioggia. Le superfici riflettono le insegne, la nebbia trasforma i lampioni in aloni suggestivi, la neve semplifica le scene urbane riducendole a forme e geometrie essenziali. In queste condizioni – sostiene – il mondo diventa visivamente più interessante proprio mentre tutti cercano riparo.
La fotografia sotto la pioggia richiede però un approccio diverso rispetto alle classiche giornate terse. Non basta “resistere” al maltempo: bisogna imparare a sfruttarlo. La luce diffusa delle nuvole, per esempio, riduce i contrasti violenti e permette di lavorare molto bene sui dettagli e sui toni della pelle nei ritratti urbani. La pioggia crea riflessi che possono trasformare un semplice marciapiede in una superficie quasi astratta. Fotografare vicino a pozzanghere o asfalto bagnato permette di ottenere simmetrie e sdoppiamenti molto usati nella street photography contemporanea.
Photo Credits: © Fidan Nazim Qizi
L’ora giusta (per fotografare con la pioggia)
Anche la scelta dell’orario diventa cruciale. Le ore serali e notturne, soprattutto in città, sono tra le più suggestive. Le insegne al neon, i fari delle automobili e le vetrine si rifrangono nell’acqua creando immagini dense di atmosfera. Non è un caso che molti fotografi urbani contemporanei, da Tokyo a Londra, lavorino proprio durante pioggia e nebbia. La cattiva visibilità, paradossalmente, aiuta a semplificare la scena.
Photo Credits: © Maximilian Streich
Photo Credits: © Maximilian Streich
Shooting in the rain… con Nikon Z
Dal punto di vista tecnico, le moderne mirrorless hanno cambiato molto il modo di affrontare queste situazioni. Nell’articolo originale Maximilian Streich elogia la Nikon Z5 con i luminosi NIKKOR Z 17-28mm f/2.8 e NIKKOR Z 28-75mm f/2.8, apprezzandone soprattutto compattezza e leggerezza. Il primo obiettivo, un versatile ultra-grandandolo zoom, pesa 450 g, il secondo 565 g. Il peso è un aspetto importante: sotto la pioggia si cammina molto, spesso per ore, e un kit troppo pesante diventa rapidamente stancante.
Oggi però lo sguardo inevitabilmente si amplia verso la più recente Nikon Z5II, che eredita la filosofia della Z5 originale ma introduce miglioramenti particolarmente interessanti proprio per la fotografia in condizioni atmosferiche difficili. I progressi dell’autofocus con riconoscimento avanzato dei soggetti, la migliore gestione del rumore ad alti ISO e gli aggiornamenti alla stabilizzazione rendono molto più agevole lavorare di notte, nella pioggia o nella nebbia, dove spesso si scatta con tempi lenti e luce limitata.
Photo Credits: © Maximilian Streich
Attenti all’ISO. E al colore
In condizioni meteorologiche difficili, infatti, la gestione degli ISO diventa fondamentale. Molti fotografi preferiscono mantenere tempi sufficientemente rapidi per congelare le gocce o evitare il mosso dei passanti, accettando sensibilità elevate. Le moderne full frame Nikon della serie Z offrono oggi prestazioni molto convincenti in questo ambito, soprattutto se abbinate a ottiche luminose f/2.8 o f/1.8.
Un altro elemento spesso sottovalutato è il colore. La pioggia tende a saturare naturalmente le superfici: l’asfalto diventa più scuro, i rossi e i gialli delle insegne emergono con maggiore forza, gli ombrelli introducono punti cromatici isolati nella scena. Alcuni fotografi scelgono di enfatizzare questo effetto con un grading cinematografico in postproduzione, ma altri, come Streich, preferiscono interventi minimi limitandosi a correzioni ottiche, ritagli e regolazioni cromatiche leggere.
Un mistero d’atmosfera
Esiste poi un aspetto quasi psicologico. Diversi autori parlano della fotografia sotto la pioggia come di un’esperienza “mindful”, immersiva. La città rallenta, i rumori cambiano, le persone si muovono diversamente. La nebbia restringe il campo visivo e obbliga a concentrarsi sui dettagli. È una fotografia più attenta all’atmosfera che all’evento.
Fotografate “protetti”
Naturalmente servono anche alcune precauzioni pratiche. Un panno in microfibra nello zaino è indispensabile per asciugare rapidamente lente e display. Molti professionisti consigliano di evitare continui cambi dell’obiettivo sotto la pioggia e di usare paraluce anche quando non c’è sole, perché aiuta a limitare le gocce sulla lente frontale. Le mirrorless Nikon Z di fascia full frame dispongono inoltre di tropicalizzazione del corpo macchina, elemento molto apprezzato da chi fotografa spesso all’aperto.
Ma il vero segreto, probabilmente, resta un altro: smettere di considerare il maltempo come un ostacolo. La pioggia non rovina necessariamente una fotografia. Molto spesso è ciò che le dà carattere.
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