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Ritratto fotografico: obiettivi Nikon, tecniche, mostre
Ogni ritratto è un incontro. Non tra luce e soggetto, ma tra due sensibilità. La fotografia di ritratto nasce da un dialogo silenzioso: il fotografo osserva, il soggetto si rivela, e l’obiettivo traduce quel momento in un linguaggio leggibile da tutti.
Catturare un volto non significa solamente riprodurlo. Significa comprenderlo, valorizzarlo, lasciargli spazio. È questa la differenza fra una foto corretta e un ritratto che rimane. Possiamo sintetizzare tre elementi alla base di ogni buon ritratto: sguardo, luce e sfondo.
Gli occhi sono il punto di contatto emotivo tra soggetto e “spettatore”, la luce modella il volto come farebbe uno scultore e lo sfondo dovrebbe solo accompagnare senza distrarre.
Ritratto contestualizzato
Se non si desidera volutamente contestualizzare la persona – per raccontarne un tratto, una storia, una ferita o una gioia -, è meglio scegliere un ambiente semplice, con toni neutri e pochi elementi. I famosi scatti di Ugo Mulas all’artista argentino Lucio Fontana, nel gesto di infliggere i suoi tagli alla tela, sono un bellissimo esempio di ritratto contestualizzato, ma ugualmente essenziale. Talvolta può bastare un cappello, un velo, un gioiello o qualche altro dettaglio a descrivere il tempo, il ruolo e il luogo in cui una persona si racconta.
La luce naturale resta imbattibile nelle ore dorate del giorno: quella che accarezza i contorni del viso e restituisce calore alla pelle. Ma in studio, un softbox ben dosato o uno schema Rembrandt (nome non casuale) possono creare magia anche tra quattro pareti.
La softbox è una scatola (box, appunto) rivestita internamente di materiale riflettente, con una o più superfici frontali in tessuto bianco diffusore, da montarsi davanti a una fonte luminosa per ammorbidirne l’impatto sul soggetto ed eliminare ombre secche.
© Photo CreditS: Ugo Mulas
Schema di luce Rembrandt
Lo schema Rembrandt, invece, è un classico schema di illuminazione della fotografia di ritratto, ispirato ai dipinti del 1.600 del celebre pittore olandese Rembrandt van Rijn. Si basa sull’utilizzo di una singola fonte luminosa ed è caratterizzato da un triangolo di luce (chiamato “Rembrandt triangle“) che si forma sulla guancia in ombra del soggetto, sotto l’occhio, mentre il resto del viso appare illuminato. È una tecnica usata per creare un effetto drammatico e per mettere in risalto la profondità e i contorni della persona fotografata.
Si ottiene sfruttando una luce principale (key light) posizionata a circa 45 gradi lateralmente e 45 gradi in alto rispetto al soggetto. L’altro lato del viso riceve solo la luce riflessa o di riempimento (fill light), così da non annullare l’ombra ma renderla leggibile.
A valle di tutto ciò, e forse più importante di tutto il resto, c’è la spontaneità. Un sorriso che sfugge, un gesto involontario, uno sguardo non preparato: a volte la perfezione arriva proprio quando smette di essere cercata.
© Photo CreditS: EJBS1991
Fotografia di ritratto in mostra
Se volete ammirare degli esempi eccellenti, potete visitare la mostra dedicata a Lee Miller, (Lee Miller. Opere 1930-1955) allestita nello spazio espositivo torinese Camera, fino al 1 febbraio 2026. E se vi affrettate, nello stesso luogo, sono esposti fino al 19 ottobre gli scatti di Arianna Arcara che raccontano “I sogni dei vecchi”. Il ritratto, infatti, non descrive solamente una persona, magari molto famosa. Spesso è lo strumento per raggiungere un tempo, una condizione, un appuntamento con la storia.
In altri casi diventa una rappresentazione che sfiora l’astrazione e richiama le forme classiche, come mostrano le foto di Robert Mapplethorpe, nella mostra veneziana “Le forme del classico” (fino al 6 gennaio 2026 presso Le Stanza della Fotografia). In dialogo con la classicità è anche “Ritratti senza tempo“, titolo della mostra fotografica in corso fino al 28 ottobre 2025 al Museo dei Marmi di Palazzo Medici Riccardi di Firenze e dedicata all’opera dell’artista Rossano B. Maniscalchi, che mette a confronto scatti fotografici e antichi busti di marmo.
© Photo Credits: Lee Miller
Tecnica: dove la precisione incontra l’emozione
Un ritratto efficace nasce dall’equilibrio tra parametri tecnici e sensibilità visiva. Da un punto di vista tecnico, aprire il diaframma a f/1.8, f/2 o f/2.8 permette di separare il soggetto dallo sfondo (in pratica di “giocare” con la profondità di campo), creando un morbido “bokeh” che concentra lo sguardo dove serve: negli occhi.
Per evitare il mosso, anche se si lavora su un cavalletto (probabilmente non lo strumento migliore) potrebbe servire una velocità minima di 1/100 s, anche con soggetti fermi. Il nostro corpo non è mai totalmente immobile e, soprattutto, chiedere una ferma compostezza può compromettere la disinvoltura della posa e dell’espressione. In condizioni di luce scarsa, è preferibile alzare quindi gli ISO, affidandosi alla gamma dinamica dei sensori Nikon più recenti (ne parliamo più avanti) per conservare dettagli e tonalità naturali.
Le fotocamere della serie Nikon Z offrono un sistema di Eye Detection AF di altissima precisione. È il modo più naturale di assicurarsi che gli occhi, il punto più espressivo del volto, siano sempre perfettamente nitidi.
Il colore della pelle è delicato: dominanti fredde o troppo calde alterano l’emozione dello scatto. Il bilanciamento automatico delle mirrorless Nikon è già molto affidabile, ma quando la luce è mista può convenire una regolazione manuale per restituire sfumature autentiche.
© Photo Credits: Mykhailo Petrenko (Nikon Z7II / 80mm, f/4)
In pratica: costruire un ritratto memorabile
Un ritratto efficace nasce spesso da uno scenario semplice. All’aperto, scegliete la luce del tardo pomeriggio. Un piccolo pannello riflettente bianco può addolcire le ombre e rendere più profondo lo sguardo.
In studio, lavorate per sottrazione: due luci bastano. Una principale (softbox o beauty dish) e una di riempimento, discreta. Il beauty dish è un modificatore di luce per la fotografia, molto usato nei ritratti e nella moda, che crea un’illuminazione unica: morbida come un softbox ma con un elevato micro-contrasto simile a un riflettore.
La sua forma a “piatto” con un disco centrale (deflettore) fa sì che la luce del flash rimbalzi al suo interno, producendo ombre definite e un tipico “catchlight” rotondo negli occhi del soggetto, valorizzando lineamenti e make-up. Lasciate poi spazio al soggetto. Invitatelo a muoversi, a respirare, a raccontare qualcosa. Spesso la foto migliore arriva nel mezzo di una conversazione.
Gli obiettivi che fanno la differenza
Per mettere in pratica tutto questo, è molto (molto) meglio avere tra le mani una fotocamera all’altezza delle vostre ambizioni, equipaggiata con il giusto obiettivo NIKKOR. Ecco quindi alcuni suggerimenti nella vasta scelta Nikon.
NIKKOR Z 135mm f/1.8 S Plena
Il nome dice tutto: “Plena”, dal latino “piena”. Piena di luce, di nitidezza, di equilibrio. Quest’ottica di nuova generazione (135 mm di focale, f/1.8 di apertura massima) è progettata per offrire un bokeh perfettamente circolare anche ai bordi dell’immagine, con una resa tonale fluida e una tridimensionalità naturale. Il suo schema ottico con elementi in vetro ED e SR riduce al minimo aberrazioni e distorsioni. È la scelta ideale per chi cerca ritratti eleganti, con profondità e purezza cromatica.
NIKKOR Z 70-200mm f/2.8 VR S
È lo zoom della Linea S, stabilizzato, che racchiude più lunghezze focali classiche da ritratto in un solo corpo, con una resa impeccabile anche a tutta apertura. Versatile con le immagini fisse e con le riprese video, vanta una distanza minima di messa a fuoco compresa fra 50 cm (a 70mm) e 1 m (a 200mm), che lo rende adattabile a contesti di scatto e registrazione video assai variegati. Il diagramma ad apertura circolare è composto da 9 lamelle.
NIKKOR Z 85mm f/1.8 S
Un classico intramontabile. Leggero (470 g), rapido, preciso: la focale da 85 mm è da sempre sinonimo di ritratto. Nasce per produrre i migliori ritratti, ma è perfettamente a suo agio nella realizzazione di documentari e interviste. Permette una prospettiva naturale, senza distorsioni, e un controllo eccellente della profondità di campo. È la lente perfetta per chi desidera un equilibrio tra versatilità e resa artistica. Con un doppio motore AF e un diaframma circolare a 9 lamelle, è anche compatto (75×99 mm).
AF-S NIKKOR 58mm f/1.4G
Per chi ama ritratti ambientati, intimi, con una prospettiva più vicina al naturale. È infatti un obiettivo per reflex Nikon progettato per eccellere in condizioni di scarsa illuminazione e in notturna. Riproduce in maniera impeccabile e rotonda le luci puntiformi sullo sfondo del soggetto ritratto, garantendo al tempo stesso nitidezza da bordo a bordo. Merito del diaframma ad apertura circolare composto da 9 lamelle. Pesa solo 385 g e misura 85×70 mm.
AF-S NIKKOR 105mm f/1.4E ED
Un capolavoro per la fotografia di ritratto del mondo reflex. L’apertura massima f/1.4 crea una separazione straordinaria tra soggetto e sfondo, con transizioni tonali morbide e un bokeh vellutato. Ideale per ritratti a mezza figura e primi piani espressivi, anche grazie alla distanza minima di 1 m per la messa a fuoco, restituisce al volto una naturale rotondità. Vanta il trattamento Nano Crystal e il rivestimento al fluoro (FLC) sulla lente frontale che facilità la rimozione di polvere e impronte.
NIKKOR Z 58mm f/0.95 S Noct
Punta di diamante della collezione di obiettivi NIKKOR Z, esprime tutta l’eccellenza ottica che Nikon ha maturato in oltre un secolo di storia. Con l’impressionante apertura massima f/0.95, vede laddove gli altri obiettivi non riescono. La sigla “Noct” dà la misura delle sue prestazioni in scarsa luce e in notturna. Insuperabile con i ritratti, vanta una profondità di campo estremamente ridotta e un bokeh morbidissimo e unico. Il diaframma circolare è a 11 lamelle.
Equilibrio tra tecnica e arte
Il ritratto è una delle declinazioni che meglio dimostra quanto la fotografia possa essere, e in effetti sia, un’arte. La componente tecnica, esattamente come per la pittura o la musica, accompagna il fotografo, ma l’esito finale è sempre nelle sue mani. La differenza tra un ritratto dozzinale, uno ben riuscito e uno memorabile la fanno l’empatia, la prontezza, la sensibilità del fotografo. Un consiglio su tutti: prendetevi il tempo necessario, osservate il vostro soggetto, se possibile studiatane la storia. Uno sguardo o un gesto bizzarro potrebbe incuriosirvi, ma se non raccontano la persona, forse è meglio tralasciarli. La linguaccia di Albert Einstein stravolgeva l’immagine composta dello scienziato, ma era coerente con l’uomo che ha rivoluzionato la fisica, con un bello sberleffo a tanto sapere sedimentato.
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