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Ha 200 anni la prima fotografia della storia
Compie 200 anni quella che è considerata la prima fotografia della storia (di cui almeno sia rimasta traccia). Intitolata “Vista dalla finestra a Le Gras” (in francese: Point de vue du Gras), merita di essere ricordata esclusivamente per ragioni tecnico-documentali, non certo artistiche.
L’autore, Joseph Nicéphore Niépce, immortalò i tetti sotto casa sua, a Saint-Loup-de-Varennes, piccolo comune della Borgogna-Franca Contea, in Francia. Per ottenere l’immagine usò un procedimento detto “eliografia” e un tempo di esposizione di almeno 8 ore. Che altro poteva ritrarre se non la fissità dei tetti?
Ve la proponiamo nella immagine di apertura, riproduzione dell’originale a opera di Helmut Gernsheim, fotografo tedesco e storico della fotografia, nel 1952. L’originale, conservata in una teca all’Harry Ransom Center, museo della University of Texas at Austin, mostra tutti i segni del tempo e del deterioramento.
Vista dalla finestra a Le Gras, esperimento che non fu capito, anzi disprezzato
Da quell’esperimento, molta acqua è piovuta sui tetti ed è passata sotto i ponti. L’invenzione fotografica, come è destino delle rivoluzioni tecniche, suscitò subito amore e odio.
Il poeta francese Charles Baudelaire, precursore del Decadentismo, le dedicò un pamphlet: “Le Public moderne et la photographie” (“Il pubblico moderno e la fotografia”, 1859). Mosso da un vero e proprio disgusto per quanto mostrato da Niépce più di 20 anni prima, colui che negli anni successivi avrebbe ispirato i “poeti maledetti” e fra i più importanti “scapigliati italiani”, le rifiutava dignità artistica autonoma e denunciava che «La società immonda si precipitò, come un solo Narciso, per contemplare la sua triviale immagine sul metallo». Una denuncia, a ben guardare, che ha più di un’attinenza con l’oggi.
Gli scrittori Giovanni Verga ed Émile Zola, invece, la adottarono subito come strumento d’appoggio per la propria scrittura verista e naturalista. I surrealisti, nella prima metà del 900, in linea con la loro corrente di pensiero, ne fecero un uso artistico fantasioso e spregiudicato.
Il celebre poeta francese Charles Baudelaire (fotografato sopra da Étienne Carjat) fu molto critico nei confronti della prima fotografia della storia e soprattutto con chi, affascinato dall’idea, si precipitò per ammirarla
Una mostra al Mudec di Milano, per celebrare i due secoli dalla prima immagine fotografica
Oggi la fotografia è parte integrante della vita di ognuno di noi, ha raccontato la storia e in parte ha contribuito a farla, dalle esplorazioni abissali a quelle celesti. In questo lungo racconto, Nikon ha lasciato più di una firma: direttamente con le sue fotocamere e i suoi obiettivi, e indirettamente grazie ai professionisti che hanno impugnato una Nikon per testimoniare il mondo. Celebre la testimonianza del fotografo di guerra Dave Douglas Duncan che, dopo aver osservato una fotografia scattata in scarsa luce con una delle prime macchine fotografiche Nikon, ne fu talmente colpito da avviare, senza saperlo, un processo che avrebbe innescato per l’industria giapponese una vera e propria svolta.
Ai 200 anni dalla prima fotografia, il Mudec di Milano ha dedicato la mostra 100 Fotografie per ereditare il mondo, curata da Denis Curti in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti. L’esposizione, partita lo scorso 7 marzo e che si protrarrà fino al 28 giugno 2026, non vuole presentarsi solo come un’antologia di capolavori fotografici, ma come un percorso che invita il visitatore a riflettere sulla eredità visiva e culturale che la fotografia ci ha trasmesso. Il percorso di visita ha inizio proprio con i primi esperimenti del già citato Joseph-Nicéphore Niépce con la sua “Vista dalla finestra a Le Gras” di Louis Daguerre, inventore del dagherrotipo, ed Eadweard Muybridge, autore delle prime fotografie del Parco nazionale dello Yosemite e di San Francisco.
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