Il foliage d’autunno rivela un micro-mondo, con gli obiettivi macro di Nikon

L’autunno è una festa per gli occhi, quindi anche per gli obiettivi fotografici, che sono un prolungamento del nostro organo sensoriale. Il vero fotografo è sempre alla ricerca di quello che secondo l’artista Paul Klee è il vero compito dell’arte: «non ritrarre il visibile, ma rendere visibile». Sì, anche la fotografia, che per definizione riproduce l’esistente, può svelare dettagli e umori che all’occhio nudo possono sfuggire.
Ed è proprio l’autunno, con le sue foglie che passano dal verde al verdastro, al giallo, all’arancio, al rosso intenso, che ci offre questa opportunità attraverso la macrofotografia. Non un paesaggio vasto, ma un frammento, un dettaglio, una texture di foglia, un bordo inciso, una goccia lucente, un nervo che si staglia. Invece di guardare da lontano, entriamo nel micro-mondo: le venature della foglia disegnano linee, le superfici irregolari diventano rilievi, le sfumature di colore producono gradienti straordinari.

Immagini in apertura: © Laura Lumimaa

Cos’è la fotografia macro e cosa indica il massimo rapporto di riproduzione 1:1

La fotografia macro, definita tecnicamente come quella in cui la riproduzione sul sensore arriva al rapporto 1:1 o superiore, ci permette di «riempire il fotogramma» con un soggetto minuscolo. In pratica, componendo l’inquadratura alla minima distanza di messa a fuoco (misurata rispetto al piano focale), riusciamo a far sì che il soggetto occupi l’intera superficie del sensore d’immagine. Quando ciò accade in un soggetto autunnale, come una foglia che cambia colore, si uniscono due motivi: la bellezza cromatica del foliage e la potenza espressiva del close-up. Il risultato? Un’immagine che cattura non solo il colore, ma anche la «fisicità» della foglia: la rugosità, la piega, i riflessi, l’ombra, la luce che filtra.  

Come si misura la distanza minima di messa a fuoco

Il rapporto 1:1 degli obiettivi NIKKOR Z MC viene definito massimo rapporto di riproduzione ed è indicato spesso anche con il simbolo 1x. Un obiettivo NIKKOR Z che abbia invece 0,25x (1:4) come massimo rapporto di riproduzione, può al massimo riprodurre il soggetto inquadrato alla minima distanza di messa a fuoco per un quarto della superficie del sensore di immagine. È importante sottolineare come la distanza minima di messa a fuoco sia misurata rispetto al piano focale (il simbolo è impresso sulla parte superiore di ogni fotocamera), non alla lente esterna dell’obiettivo utilizzato. Nella immagine della Nikon Z5 lo vedete dentro il cerchio giallo.

Perché scegliere di fare macrofotografia per il foliage

  • Approccio intimista. Anziché fotografare intere chiome o alberi, si isolano particolari: una foglia di acero sospesa o un accumulo di muschio che circonda una gemma. Il contrasto, la texture, il dettaglio acquistano rilievo.
  • Effetto colori amplificato. Le foglie autunnali contengono già tonalità intense. Con la macro si enfatizzano le transizioni e si isola un colore dominante, rendendolo protagonista.
  • Profondità di campo ridotta. In macro l’area a fuoco è molto sottile. Ciò consente di staccare nettamente il soggetto dallo sfondo, creando un “ritratto” della foglia, con bokeh che valorizza la zona principale.
  • Ambiente controllato. Anche all’aperto, nel bosco, si possono gestire luci, angoli e composizione scegliendo un frammento al suolo o una foglia che si distingue, realizzando una sorta di “still-life naturalistico”.

Photo Credits: © Lux Werk

Nulla vieta, inoltre, di riempire il nostro scenario con gli ultimi sussulti della minuscola vita animale che si ritrae per l’inverno.
Consigliamo di cercare foglie con segni distintivi: macchie, umidità, contorni frastagliati, gocce di rugiada. Ma anche funghi che con i loro colori disegnano il paesaggio boschivo autunnale. Il treppiede dovrebbe restare basso, la lente macro avere una buona distanza operativa (per evitare di urtare la foglia o farla vibrare). Visto che il soggetto non fugge (a meno che non stiate inquadrando insetti) potete sperimentare l’apertura di diaframma migliore. Spesso f/4 o f/5.6 danno maggiore nitidezza rispetto a f/2.8 in macro, in funzione anche delle condizioni di luce.

Nikon Z50II + Lexar SDXC 128GB
Formato DX
Nikon Z5II + Lexar SDXC 128GB
Formato FX

Obiettivi NIKKOR Z MC per la fotografia macro

Nel sistema mirrorless Z-mount di Nikon, ci sono ottiche specifiche per fare macrofotografia che coprono sia il formato FX (full-frame) sia, mediante crop, il formato DX (APS-C). Vi proponiamo tre modelli particolarmente adatti al tema.

NIKKOR Z DX MC 35mm f/1.7

Partiamo dal più giovane, l’ultimo arrivato in casa Nikon ma anche il primo obiettivo DX MC con innesto Z-mount. Il massimo rapporto di riproduzione pari a 0,67x equivale a un ingrandimento a grandezza naturale di 1:1 (1x) nel formato 35mm (FX) ed è sorprendentemente efficace per esaltare dettagli minuscoli e quasi impercettibili. Alcuni esempi? Le venature di una foglia, le micro-imperfezioni di una macchia, le frastagliate dentellature di un bordo.

70×72 mm; 220 g; diametro filtro: 52 mm

Poiché l’autunno è stagione con colori straordinari, ma non regala tantissime ore di luce, l’apertura massima f/1.7 (un enorme plus anche con i ritratti e i primi piani) consente di fotografare anche quando tra il fogliame filtra poco sole o una nuvola regala un meraviglioso contrasto difficile da raccogliere. Una scelta sicura, particolarmente accessibile, che regala la focale equivalente di 50 mm. Vi ricordiamo infatti che le focali degli obiettivi NIKKOR Z DX, per essere espresse nel formato equivalente 35mm, vanno moltiplicate per il fattore 1,5. Pesa appena 220 g ed eccelle per compattezza.  

NIKKOR Z MC 50mm f/2.8

Questo obiettivo offre una focale “normale” di 50 mm, la più vicina allo sguardo umano, e prevede il massimo rapporto di riproduzione 1:1. L’apertura massima del diaframma circolare a 9 lamelle, f/2.8 (quella minima è f/22), è davvero notevole, così come la distanza minima di messa a fuoco: 0,16 m (16 cm) dal piano focale.

74,5x66mm; 260 g; diametro filtro: 46 mm

È un obiettivo compatto, leggero e accessibile. La focale 50 mm (su un corpo full-frame) rende l’inquadratura ampia (47°), consentendo di includere una porzione più estesa del soggetto e di aggiungere elementi ambientali (ad esempio una foglia, il muschio aggrappato su una roccia, una goccia lasciata dalla pioggia). Potrebbe quindi essere la scelta perfetta se il proprio obiettivo non è fare “macro stretta”, ma una piccola composizione ambientale ravvicinata. Su corpo Nikon Z DX, come quello delle Z50II, Zfc e Z30, regala ulteriori soddisfazioni, mantenendo inalterata l’apertura massima f/2.8, ma stringendo il campo di inquadratura a 31° 30′. La focale equivalente nel formato 35mm è infatti pari a 75 mm. 

NIKKOR Z MC 105mm f/2.8 VR S

Progettato per i corpi full-frame (FX), può essere montato anche su corpi APS-C (con conseguente taglio del campo visivo e “allungo” a 157 mm equivalenti). Vanta una lunghezza focale effettiva di 105 mm, apertura massima f/2.8, distanza minima di messa a fuoco di 0,29 m e rapporto di riproduzione 1:1 (cioè soggetto a grandezza reale sul sensore). A cui si aggiungono altri dettagli tecnici quali i 16 elementi in 11 gruppi, i rivestimenti Nano Crystal Coat e ARNEO, il diaframma a 9 lamelle arrotondate.

85×140 mm; 630 g; diametro filtro: 62 mm

Può essere un’ottima scelta per il foliage perché la focale 105 mm offre una distanza operativa più comoda dal soggetto: ideale per isolare una foglia, magari appesa o in posizione un poco sopra il suolo, evitando che l’ombra del fotografo o della lente stessa comprometta la scena. Il rapporto 1:1 consente di catturare ogni dettaglio della foglia: le venature, le crepe sottili, i riflessi della rugiada. La stabilizzazione ottica VR integrata consente di operare anche senza treppiede, utile se si fotografa in bosco in condizioni di luce variabile.

Il vantaggio di una maggiore lunghezza focale nella fotografia macro

Una domanda che spesso ci viene posta è perché optare per un obiettivo macro con focale più spinta se tutti i NIKKOR MC vantano un rapporto massimo di riproduzione di 1:1. Un motivo esiste e riguarda soprattutto il soggetto o i soggetti che si è soliti inquadrare e fotografare. Se per fotografare una foglia o il dettaglio di una pianta ci si può avvicinare a piacimento fino a ottenere il rapporto 1:1, senza temere che questa scappi, con gli insetti le cose cambiano. Gli animali sono diffidenti: il rischio quindi che fuggano alla nostra vista è dietro l’angolo. Da qui i vantaggi offerti dalla focale 105 mm. Se il NIKKOR Z DX MC 35mm f/1.7 e il NIKKOR Z MC 50mm f/2.8 raggiungono il massimo rapporto di riproduzione 1:1 a 16 cm dal piano focale, il NIKKOR Z MC 105mm f/2.8 VR S lo fa a 29 cm.
Non va dimenticato inoltre che un obiettivo macro NIKKOR Z MC può essere utilizzato anche in contesti “non macro”, quindi per realizzare ritratti, primi e primissimi piani, con tanto di effetto bokeh. E che esistono obiettivi macro anche per le reflex Nikon DX, quindi con innesto F-mount, come l’AF-S DX Micro NIKKOR 85mm F3.5G ED VR e l’AF-S DX Micro NIKKOR 40mm f/2.8G.

La scala graduata degli obiettivi macro NIKKOR Z MC

La parte estensibile dell’obiettivo NIKKOR Z MC 50mm f/2.8 mostra quale rapporto di riproduzione si possa ottenere focheggiando il soggetto alla minima distanza di messa a fuoco (0,16 m) e a alle distanze di 0,17 m e 0,19 m. Se alla prima, il rapporto di riproduzione è quello massimo (1:1 o 1x), basta spostarsi di poco per ottenere rapporti di riproduzione inferiori, ossia 1:1,4 (0,75x) e 1:2 (0,5x). È la magia della riprese e della fotografia macro.

Photo Credits: © Jos Van Ouwerkerk

Photo Credits: © Lonneke Meijer

La scelta e la composizione

Se lo scopo della macrofotografia è isolare una foglia o un insetto, concentrarsi su texture e dettagli, la focale 105 mm è forse la scelta più adatta: maggiore distanza, migliore isolamento soggetto-sfondo, effetto compresso che valorizza il soggetto. Se invece volete un contesto leggermente più ampio, magari in uno scenario boschivo ma da una prospettiva ravvicinata, la focale 50 mm macro così come la DX 35 mm  può rivelarsi molto creativa.
Ricordiamo sempre che quando si hanno una fotocamera e un obiettivo Nikon in mano, qualunque essi siano, è quasi un dovere scatenare la fantasia e cercare soluzioni originali. Ritratti con un grandangolo, paesaggi con un tele… non ci sono leggi che tengano se il risultato finale funziona ed emoziona. Detto questo, ci sono alcune accortezze che, soprattutto agli inizi, è giusto sperimentare. 

Apertura
Benché l’obiettivo consenta f/2.8, in macro solitamente la zona nitida è più ristretta. Molti fotografi macro preferiscono aperture f/4 o f/5.6 per ottenere maggiore nitidezza e maggiore profondità di campo (pur essendo questa sempre limitata).

Stabilità
Un lieve tremore della fotocamera o un refolo di vento possono rovinare la foto. L’uso di un treppiede e lo scatto a distanza con telecomando Bluetooth come il Nikon ML-L7 o con timer sono consigliabili. Quest’ultimo è una funzione integrata in tutti i corpi Nikon Z.

Luce
La luce autunnale diffusa è ideale. Evitare contrasti troppo forti favorisce i colori caldi del foliage. Valutate anche l’uso di un riflettore a batteria o di un pannello diffusore (e ottenere un’ombra leggera) per evitare riflessi troppo intensi sulle foglie lucide.

Photo Credits: © Gabii Fernandez

Composizione
Cercate linee che guidino l’occhio, quali venature, contorni o gocce, e sfruttate lo sfondo sfocato (effetto bokeh) per esaltare il soggetto. Con gli obiettivo macro e i soggetti ravvicinati, lo sfondo può diventare elementare, nelle tonalità di colore complementari. Un fondo tenue arancio-rosso dietro una foglia gialla può creare un bell’effetto cromatico.

Momento e soggetti
Approfittate del cambio di luce e colore (le prime ore del mattino o il pomeriggio prima del tramonto). Cercate foglie con trasparenze o che riflettano la luce o, ancora, che abbiano residui di pioggia o rugiada. Questi elementi possono comporre un microscopico paesaggio e condurre l’osservatore in un incantevole micromondo.

Formato DX o formato FX
Se usate una fotocamera APS-C (DX) della serie Nikon Z, gli obiettivi FX funzionano comunque (con crop 1,5x), e il fatto che la focale 105 mm su DX diventi una focale equivalente a 157 mm, può essere un vantaggio per un’azione ancora più isolante del soggetto. Ricordiamo che se il formato DX penalizza i grandangoli, ne esalta invece le focali medie e lunghe. 

Conclusioni

Fotografare il foliage con obiettivi macro significa tradurre l’autunno in una meravigliosa miniatura. Il rischio è naturalmente quello di cadere nella banalità e di realizzare foto di scarso impatto. Si tratta però di un genere fotografico che consente sperimentazioni, cambi di angolazione, valutazioni di luce. Richiede, insomma, la pazienza del pescatore più che il dinamismo del cacciatore. Ma può essere un’esperienza che riempie l’occhio e il cuore di una rasserenante bellezza. E in fondo, questo vale più di tutto.

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