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In ricordo di Maurizio Rebuzzini: un amico, un maestro, un “nikonista nel cuore”
«Comunque vada a finire, a Phos (luce) e Grapho (scrittura)»
Questa è una delle dediche che Maurizio Rebuzzini ha rilasciato in apertura della sua opera: “1839-2009. Dalla Relazione di Macedonio Melloni alla svolta di Akio Morita. Come dire, dal dagherrotipo all’acquisizione digitale di immagini. E consecuzioni“.
Trattasi di un’affascinante e coinvolgente rilettura della storia della fotografia. Che parte dalla relazione di Macedonio Melloni del 1839, anno di nascita della fotografia, e arriva alla svolta di Akio Morita, fondatore di Sony, nel 2009.
Un libro che consiglio a tutti di leggere e di cui sono, con onore, possessore della prima copia, con tanto di dedica di Maurizio, scritta con la sua immancabile penna stilografica caricata rigorosamente di inchiostro verde (“come Togliatti”, mi spiegò l’autore decenni fa).
(Immagine in apertura: © Fabrizio Jelmini)
Colonia 2016, Photokina
Maurizio Rebuzzini (il primo a sinistra) con Emanuele Costanzo (Foto Cult), Mauro Fabbri (Fotonotiziario, Fotonews, N Photography, Il Fotografo), Marco Rovere (Nital) e Giulio Forti (Reflex).
Cina 2009, con Nital
Maurizio Rebuzzini (a destra) durante un viaggio in Cina nel 2009, con il suo immancabile sigaro, fotografato da Sandro Iovine, all’epoca Direttore de “Il Fotografo”
Il mondo della fotografia perde un grande maestro
Con la scomparsa di Maurizio Rebuzzini, il mondo della fotografia italiana (ma non solo) perde una delle sue figure più importanti, preparate e appassionate. Per noi di Nikon, la sua perdita è ancora più sentita, perché Maurizio non era solo un grande professionista e un profondo conoscitore della storia di Nikon e della fotografia, ma anche un amico e un “nikonista nel cuore”.
Il suo legame con Nikon e con Nital era profondo, sincero e duraturo. Un rapporto che lui stesso amava raccontare e condire con svariati aneddoti divertenti, nato con la storica Nikon F, la fotocamera che aveva segnato un’epoca e che per Maurizio rappresentava l’inizio di una passione inarrestabile. E amplificato dal rapporto stretto con noi del gruppo Fowa-Nital.
Presentazione di Nital – 1991
Foto di gruppo scattata in occasione della nascita di Nital nel 1991. Maurizio Rebuzzini è al centro, in ultima fila, con una folta barba.
Giornalista di talento, storico, critico fotografico, docente e saggista instancabile
Nikon – e la “fotocamera” in generale… ops, pardon, “macchina fotografica” – perdono un punto di riferimento. Maurizio, mi piace ricordarlo, non amava il termine “fotocamera” così come non sopportava che l’innesto a baionetta venisse chiamato “attacco a baionetta” oppure che la “fotografia” fosse definita “scatto”.
Maurizio Rebuzzini
14 luglio 1951 – 18 settembre 2025
La fotografia non era per lui solo uno strumento di lavoro, ma un pezzo di storia che portava con sé un’anima. Proprio questo suo modo di vedere la “quarta arte”, come qualcosa che va oltre il semplice scatto, lo rendeva unico.
Maurizio ha dedicato la sua vita a diffondere la cultura fotografica. Tra i suoi numerosi meriti, spicca la fondazione e la direzione di FOTOgraphia, una rivista che non si limitava a parlare di tecnica, ma spingeva alla riflessione e all’approfondimento.
È stato un giornalista di talento, uno storico, un critico fotografico e un saggista instancabile. Ha insegnato Storia della Fotografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha curato mostre (tra le quali una splendida dedicata al ruolo di Nikon nel cinema) e ha svolto la funzione di curatore al Museo Nazionale Alinari della Fotografia (Mnaf).
La sua eredità non si misura solo in titoli e pubblicazioni, ma nella passione che ha saputo trasmettere a chiunque lo abbia incontrato. Era un maestro generoso, sempre pronto a condividere il suo vasto sapere.
«Qualunque viaggio, se non fosse intrapreso per ragioni umane e con comprensione e amore, sarebbe un viaggio assolutamente inutile. Parlo sempre di qualcosa che vale la pena ricordare, dal momento che la tecnologia trasforma in realtà antichi sogni. La fonte della tecnologia applicata (anche fotografica) è quella stessa fonte che alimenta la vita e l’evoluzione dell’esistenza.»
Maurizio Rebuzzini
Uomo di cultura, etica e principi inossidabili
Di una cosa non era certo capace Maurizio: di piegare la testa di fronte ai “poteri forti”, di vendersi al miglior acquirente e di usare la sua cultura sconfinata per scopi “commerciali” («sono un pessimo venditore di me stesso, lo so», era solito ripetermi).
Era anche poco propenso e attento al discorso amministrativo e ricordo con il sorriso le lunghe discussioni di fronte a fatture non emesse o emesse con mostruoso ritardo.
Era, insomma, un vero “uomo di cultura”, con la testa piena di sogni, di progetti, di idee, di passione e desideri. Amava la numerologia e si divertiva a spiegarla a chi, come me, restava affascinato da cotanto sapere, incastonato in un uomo apparentemente burbero ma profondo e delicato, complesso come solo i geni sanno essere, dalla cultura sconfinata e dagli interessi molteplici.
Aveva una profonda conoscenza del passato e della storia ma, nonostante questo, era rivolto verso il futuro e guardava con curiosità, a volte divertita, a volte sconsolata, l’avvento delle nuove tecnologie legate al mondo della fotografia.
Maurizio Rebuzzini: un nome che resterà per sempre legato al mondo della fotografia
La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, ma il suo contributo al mondo della fotografia e la sua amicizia rimarranno per sempre nei cuori di chi lo ha conosciuto e apprezzato.
«Ciao Maurizio e grazie di tutto, per ciò che ci hai lasciato e insegnato.
Per come ci hai saputo far ridere e riflettere.
Per come ci hai saputo scuotere e punzecchiare.
Per tutto quello che hai scritto e per come lo hai scritto.
La tua prosa elegante, a tratti complessa, ma sempre efficace e avvolgente, merita di essere conosciuta e diffusa il più possibile, affinché possa essere fonte di ispirazione e di stimolo a scrivere.
La tua vita è stata davvero piena di luce (e dunque di ombre, per forza) e di scrittura.»
19 settembre 2025 – Marco Rovere, Nital
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