Flash sulla seconda tendina: il lampo creativo delle fotocamere Nikon

Quando pensate al flash, è facile immaginarlo come un semplice lampo che “illumina e basta”. Questo, d’altra parte, è il suo significato originario e oggi il termine è usato in senso figurato per rappresentare un ricordo improvviso, un’emozione inattesa, un’idea originale.
Sulle fotocamere Nikon il flash può diventare davvero un’idea brillante, uno strumento per modellare il tempo dentro l’immagine, per decidere quando dare luce e che tipo di racconto visivo produrre.
Usato con consapevolezza, il flash non appiattisce la scena: la drammatizza, la rende leggibile, oppure la carica di atmosfera. Usato con superficialità, invece, tende a creare fotografie dure, piatte e innaturali (quest’ultima può essere una scelta stilistica, ma solo se è consapevole).
La differenza non sta tanto nella potenza del lampo, quanto nel modo in cui lo integrate con la luce ambiente e con il movimento del soggetto.
Quanto diremo vale sia per le fotocamere Nikon con flash integrato (mirrorless, reflex e compatte), sia per quelle che, essendone sprovviste, devono affidarsi a un modello della serie Nikon Speedlight, come i vari SB-5000 (il top di gamma), SB-700 e via dicendo. Speedlight – vale la pena di ricordarlo – che possono essere abbinati anche ai corpi macchina dotati di flash integrato, accrescendone le potenzialità creative.  

Il flash sincronizzato sulla seconda tendina ferma (o prolunga) il tempo

In fotografia (come in natura) non esiste solo lo spazio, ma anche il tempo. Quando scattate con tempi lenti, anche solo frazioni di secondo (1/10 s, 1/15 s, etc…), l’immagine cattura una breve azione, non un istante congelato. Il flash entra in questa durata come una sorta di “marchio” luminoso.
Nella configurazione standard, il flash parte all’inizio dell’esposizione. L’otturatore si apre, in contemporanea arriva il lampo e poi la scena continua a registrare la luce ambiente. Questo è il comportamento normale (flash sulla prima tendina). Funziona bene per molti usi pratici, ma è piuttosto neutro dal punto di vista narrativo.
Se però spostate il lampo alla fine (o quasi) dell’esposizione, quindi poco prima che l’otturatore si chiuda, ottenete risultati sorprendenti. È la famosa sincronizzazione del flash sulla seconda tendina dell’otturatore, in lingua anglosassone detta “rear curtain sync” oppure “second curtain flash”. In questo caso (REAR), prima si formano le scie di luce e il movimento e solo alla fine il flash “ferma” il soggetto. L’effetto è molto più naturale: le tracce luminose sembrano seguire il movimento invece di precederlo.
Pensate a un’auto che passa di notte. Con il flash sulla prima tendina vedrete con molta probabilità il veicolo “congelato” e illuminato. Con il lampo sulla seconda tendina, invece, la scia resta dietro, come il nostro occhio si aspetta di vedere. Non è solo una questione tecnica, è una questione di percezione visiva. Stesso effetto potete riscontrarlo nell’immagine sotto: sincronizzando il flash sulla seconda tendina, otterrete informazioni visive sul movimento del performer. 

Il flash sincronizzato sulla seconda tendina dell’otturatore descrive non solo il soggetto ma anche il suo movimento

Quando il flash racconta l’ambiente

Un altro passaggio fondamentale è capire che il flash non deve “sovrastare” la luce ambientale, ma dialogare con essa. Le fotocamere Nikon permettono di usare la cosiddetta sincronizzazione lenta (slow-sync): l’otturatore resta aperto più a lungo del normale per catturare l’atmosfera del luogo – lampioni, insegne, interni illuminati, tramonti – mentre il flash illumina e definisce il soggetto in primo piano. Il tutto senza lasciare al buio lo sfondo, che risulterà più dettagliata di quanto apparirebbe utilizzando il semplice Fill flash.
Combinare slow-sync e sincro sulla seconda tendina, come nella reflex Nikon D7500, è una delle soluzioni più eleganti per la fotografia notturna o serale: lo sfondo resta vivo e leggibile, il soggetto è nitido ma descrive il suo movimento. L’immagine nel suo complesso non ha quel tipico “effetto discoteca” del flash “sparato” frontalmente.

Le modalità flash (e i rispettivi simboli) che caratterizzano le Nikon Z. Nell’immagine, le opzioni della mirrorless ultra-compatta Nikon Z30 che si attivano quando la fotocamera è abbinata a una unità flash della serie Speedlight

Come attivare la seconda tendina (in modo semplice)

Sulle Nikon con flash incorporato – come le mirrorless Nikon Z50, Z50II o la reflex Nikon D7500 – la logica è simile. Prima di tutto dovete aprire fisicamente il flash premendo il pulsante posto di fianco: finché è chiuso, molte opzioni non compaiono.
Sulle mirrorless Nikon Z, entrate nel menu rapido “i in modalità foto, scegliete Modalità flash e tra le opzioni troverete: Fill flash (comportamento normale, prima tendina), Slow-sync (tempi di posa più lenti per far entrare nell’immagine più luce ambiente), Rear (seconda tendina), che è quella che vi interessa per gli effetti di movimento.
Sulla D7500 il principio è lo stesso, ma l’accesso è più “meccanico”: tenete premuto il tasto del flash e ruotate la ghiera finché nel display compare l’icona della seconda tendina.
In entrambe le famiglie di macchine Nikon esiste poi una regolazione nei menu personalizzati che stabilisce quanto lenti possono diventare i tempi quando usate il flash in modalità automatica. Non è indispensabile all’inizio, ma diventa utile quando volete più controllo.

Il meglio del “second curtain flash”

Questa modalità ha senso soprattutto quando lavorate di sera o di notte con luci in movimento (auto, biciclette, tram, persone che camminano) e volete che il soggetto resti nitido ma l’ambiente mostri tracce dello stesso.
Con tempi molto veloci l’effetto si vede poco; con tempi più lenti diventa evidente e, se ben calibrato, poetico. A quel punto il flash non è più un semplice ausilio tecnico, ma una scelta espressiva.

Easy Swing” di Jonathan Vahsen, CC BY-ND 2.0

Easy Swing” di Jonathan Vahsen, CC BY-ND 2.0

L’ultimo… chiuda la tendina

Con Nikon non state solo “accendendo una luce”. State decidendo quando quella luce entra nella scena e che ruolo narrativo avrà.

  • Prima tendina: il flash apre la storia
  • Seconda tendina: il flash chiude la storia

Se iniziate a pensare al flash in questi termini, smette di essere un accessorio e diventa un vero strumento creativo, capace di trasformare scene banali in immagini che raccontano movimento, atmosfera e tempo.

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