Quando il tempo diventa fotografia: il Parco del Ticino visto con la reflex Nikon D810

Sei anni. In un’epoca che consuma immagini alla velocità di uno scorrimento sullo schermo, sei anni per pubblicare 80 scatti in un libro sono un manifesto rivoluzionario. Questo, tuttavia, è il tempo che Marco Zaffignani, fotografo classe 83 di Pavia, ha dedicato al progetto confluito nel volume Parco del Ticino. Scenari, un viaggio fotografico attraverso uno dei più importanti corridoi ecologici italiani, costruito stagione dopo stagione, incontro dopo incontro, attesa dopo attesa.
Sfogliando le pagine del libro si comprende subito che il vero soggetto non è soltanto il Parco del Ticino. È il rapporto tra il fotografo e il territorio, una relazione fatta di osservazione, rispetto e ritorni continui negli stessi luoghi. Una fotografia lenta, consapevole, che trova nella natura il proprio ritmo. E che ci ricorda come le immagini più significative siano spesso quelle che richiedono più tempo.
Un approccio alla fotografia che sentiamo profondamente vicino alla filosofia Nikon: osservare prima di scattare, conoscere prima di raccontare, tornare più volte nello stesso luogo fino a comprenderne davvero il carattere.

Racconto e rivelazione

Gli alberi secolari, le marcite, i corsi d’acqua, gli insetti, gli uccelli e i mammiferi che popolano il Parco diventano protagonisti di un racconto visivo costruito con pazienza e rispetto. Zaffignani non cerca l’immagine sensazionale a ogni costo: preferisce documentare i cambiamenti del territorio, cogliere i comportamenti degli animali e valorizzare la ricchezza di un ambiente fragile e prezioso.
Tra le fotografie più sorprendenti del libro c’è il ritratto di un capriolo realizzato lungo una diramazione del Ticino. Per ottenere quell’immagine, l’autore ha individuato un passaggio abituale degli animali, ha collocato una Nikon D810 equipaggiata con il celebre AF-S NIKKOR 14-24mm f/2.8 e si è allontanato, comandando la fotocamera a distanza tramite collegamento wireless. Solo dopo una lunga attesa il capriolo è comparso nell’inquadratura, regalando uno scatto spontaneo e irripetibile.

La scelta della reflex Nikon D810

È una fotografia che racconta molto, non soltanto del fotografo, ma anche della macchina usata. La Nikon D810 è stata una delle reflex più apprezzate della serie D. Il sensore CMOD full-frame da 36,3 megapixel, la straordinaria gamma dinamica e l’elevatissimo livello di dettaglio l’hanno resa per anni uno strumento di riferimento per paesaggisti e fotografi naturalisti. La sua capacità di restituire texture, sfumature e colori con grande precisione ha permesso a generazioni di autori di affrontare soggetti complessi, dalle foreste alle montagne, dai grandi mammiferi ai dettagli più minuti del mondo naturale. Ma la D810 rappresenta anche qualcosa di più: uno dei momenti più alti della tradizione reflex Nikon, culminati poi nella Nikon D850, la migliore reflex di tutti i tempi.

Nikon D810

Subentrato alle Nikon D800 e D800E, la reflex Nikon D810 è stata annunciata nel giugno del 2014

Una tradizione sempre nuova: reflex Nikon D

C’è infatti un piacere particolare nel maneggiare una reflex della serie D. Un piacere che non si misura soltanto in megapixel o prestazioni, ma nell’esperienza stessa dello scatto. L’impugnatura profonda, la visione diretta attraverso il mirino ottico, il suono dell’otturatore. La sensazione di immediatezza tra fotografo e soggetto hanno contribuito a costruire un rapporto speciale tra queste fotocamere e chi le usa.
Modelli reflex come la Nikon D850, la D780 e la D7500 continuano ancora oggi a essere apprezzati da moltissimi fotografi per la loro affidabilità, la robustezza e la capacità di accompagnare progetti di lungo periodo. Sono fotocamere nate per lavorare sul campo, sotto la pioggia, nel bosco, lungo i sentieri, quando la fotografia richiede tempo, dedizione e presenza. Per saperne di più sulle reflex Nikon: Il fascino senza tempo della reflex Nikon: D7500, D780 e D850.

La fotografia coglie l’attimo, ma nasce dalla contemplazione

Il lavoro di Marco Zaffignani ci ricorda proprio questo: che la fotografia naturalistica non è soltanto una questione di tecnica, ma soprattutto di attenzione. Bisogna aspettare. Bisogna tornare. Bisogna osservare.
E quando si decide di intraprendere questo percorso, avere tra le mani una Nikon della serie D significa poter contare su uno strumento progettato per trasformare la pazienza in immagine e l’esperienza sul campo in memoria duratura.

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