32-bit float su Nikon ZR: perché l’audio è all’altezza del video

L’ingresso di Nikon nel mondo delle riprese cinematografiche con la Nikon ZR non è “solamente” un tema di codec (R3D NE a 12 bit) e gamma dinamica (Log3G10). È anche, e soprattutto, un salto di qualità nell’audio di bordo. La ZR è infatti la prima cinema-camera a registrare audio in 32-bit float* non solo con i microfoni interni, ma anche con microfoni esterni collegati alla porta mini-jack da 3,5 mm. In più, sfrutta la tecnologia Nokia OZO Audio e il nuovo microfono digitale Nikon ME-D10, da compre a parte e assicurare alla slitta dedicata. Tradotto: meno ansia sui livelli di registrazione e più margine di salvataggio in post-produzione.

Nikon ZR

Ai lati della slitta a caldo, si osservano i due microfoni capaci di registrare audio 32-bit float. Il selettore PHOTO/VIDEO sottolinea invece la vocazione cinematografica della Nikon ZR

Nikon ME-D10

È il più evoluto microfono Nikon, capace di registrazioni 32-bit float e direzionali

Che cos’è (davvero) la registrazione audio 32-bit float

A differenza dei classici formati audio a punto fisso (8, 16 o 24 bit), il 32-bit float memorizza i campioni in virgola mobile. Si tratta di numeri espressi in una sorta di “notazione scientifica”, che consente di rappresentare valori molto più grandi e molto più piccoli senza saturare o perdersi nel rumore. Il risultato pratico è una gamma di valori estremamente ampia, che permette di spingere i livelli in post-produzione senza introdurre clipping digitale, quando il suono è “tagliato” e dunque distorto, o perdita di finezza sonora a causa della risoluzione limitata. Torneremo su questo aspetto più avanti, spiegandolo con alcuni esempi.
Bisogna però evidenziare un punto chiave: con il 32-bit float, si possono rimandare alla post-produzione le decisioni che riguardano il “guadagno” (gain, ndr), vale a dire quanto viene amplificato (o attenuato) un segnale audio all’ingresso di un sistema, sia esso un microfono, un amplificatore o altro.
Quando si usa il 24-bit, il fonico deve “inchiodare” i livelli per non schiacciare la cosiddetta headroom, termine inglese che identifica il margine di sicurezza tra il livello medio del segnale e il livello massimo che il sistema può gestire senza distorcerlo. Con il 32-bit float, invece, l’urgenza si attenua perché il file conserva margine sopra 0 dBFS (dB Full Scale), recuperabile in editing.
Lo 0 dBFS, infatti, indica il livello del segnale rispetto al massimo valore rappresentabile dal sistema. È, in sostanza, il punto massimo possibile: oltre non c’è nulla, il segnale si “taglia” con il citato effetto di clipping digitale. I valori audio reali sono infatti rappresentati come numeri negativi: -6 dBFS, -2 dBFS e così via, poiché segnalano quanto si è sotto lo 0.
Per dare un’idea degli ordini di grandezza: mentre 16 bit e 24 bit offrono, rispettivamente, 96 dB e 144 dB di dinamica teorica, la rappresentazione in virgola mobile ha una headroom virtualmente vastissima. Spesso, per quantificarla si cita un numero nell’ordine di migliaia di dB. Una gamma così ambia si dimostra utilissima a evitare il clipping digitale e a riportare “indietro” picchi imprevisti. È il motivo per cui tanti registratori – e la nostra Nikon ZR – hanno adottato questa modalità.

Monitor da 4 pollici

L’ampia diagonale, la risoluzione di 3.070.000 pixel, la luminosità di 1.000 nit e la gamma cromatica DCI-P3 permettono nella gran parte dei casi di non ricorrere a monitor esterni. 

Pulsanti e joystick

Pochissimo pulsanti e un joystick multifunzione, per riprendere senza distrarsi

Addio clipping digitale

Quando si usa il 24-bit, il fonico deve “inchiodare” i livelli per non schiacciare la cosiddetta “headroom” (letteralmente: “spazio sopra la testa”), termine inglese che identifica il margine di sicurezza tra il livello medio del segnale e il livello massimo che il sistema può gestire senza distorcerlo. Con il 32-bit float, invece, l’urgenza si attenua perché il file conserva margine sopra 0 dBFS (dB Full Scale), recuperabile in editing.
Lo 0 dBFS, infatti, indica il livello del segnale rispetto al massimo valore rappresentabile dal sistema. È, in sostanza, il punto massimo possibile: oltre non c’è nulla, il segnale si “taglia” con il citato clipping digitale. I valori audio reali sono infatti rappresentati come numeri negativi: -6 dBFS, -2 dBFS e così via, poiché segnalano quanto si è sotto lo 0.
Per dare un’idea degli ordini di grandezza: mentre le profondità di 16 bit e 24 bit offrono, rispettivamente, 96 dB e 144 dB di dinamica teorica, la rappresentazione in virgola mobile ha una headroom virtualmente vastissima. Spesso, per quantificarla si cita un numero nell’ordine di migliaia di dB. Una gamma così ambia si dimostra utilissima a evitare il clipping digitale e a riportare “indietro” picchi imprevisti o ad aumentare i volumi di suoni molto bassi contenendo il rumore di fondo. È il motivo per cui tanti registratori – e la nostra Nikon ZR – hanno adottato questa modalità.

La Nikon ZR dispone di due microfoni per 5 pattern direzionali: anteriore (stretto), anteriore, posteriore, omnidirezionale e binaurale. La registrazione audio può essere quindi adattata al contesto in cui si riprende e alle esigenze del videomaker o del content creator. 

Come funziona sul campo: tre esempi concreti

Fin qui la teoria, ma per chi non avesse particolare dimestichezza con la materia e con i concetti di frequenza di campionamento e profondità di bit, è forse utile proporre alcuni esempi pratici dell’applicazione di questa tecnologia:

1. Intervista o lezione con applauso improvviso

State registrando una voce a media distanza, ma all’improvviso scatta un applauso vicino al microfono. In 24 bit rischiereste di “clippare” il picco, ma in 32-bit float il picco resta recuperabile. Vi basterà abbassarlo in post-produzione per ripulire quello che i tecnici chiamano “il transiente”, un suono molto breve e veloce, con un picco di energia concentrato all’inizio.

© Photo Credits: RDNE Stock project

2. Documentario con dialoghi sussurrati e ambienti rumorosi

Sequenza mista: sussurri e poi un macchinario che parte producendo frastuono. Con il 32-bit float non avrete bisogno di agire sui livelli di registrazione in corsa, ruotando manualmente la manopola del gain, e potrete normalizzare ciascun passaggio successivamente. È il caso d’uso tipico per reporter e filmmaker che amano (o devono) lavorare in solitaria. 

© Photo Credits: Georg Wietschorke

3. Concerto ravvicinato e rappresentazioni teatrali

A pochi metri dal palco i picchi audio sono imprevedibili. Il 32-bit float riduce l’ansia da gain-staging, ovvero la necessità di avere un segnale audio sempre al suo livello ottimale, e preserva registrazioni altrimenti irrecuperabili. In pratica, significa produrre una traccia audio priva di distorsioni e, in caso di voci di attori molto basse, di rumore di fondo udibile. 

© Photo Credits: Brett Sayles

Come usare il 32-bit float con la Nikon ZR

La Nikon ZR consente registrazioni 32-bit float con i microfoni interni e l’ingresso mini-jack da 3,5 mm. È la prima cinema-camera a dichiararlo espressamente. In questo modo, è possibile connettere un microfono lavelier (da fissare ai vestiti) o uno shotgun (microfono a forma di cannone usato tipicamente sui set) e ottenere i vantaggi di cui abbiamo parlato. Non serve quindi ricorrere a registratori esterni specifici per 32-bit float.
Inoltre, il triplo microfono interno con OZO Audio consente pattern direzionali selezionabili (frontale stretto, frontale, posteriore, omni, binaurale) e un suono più “spaziale” utile per creare vlog, BTS e documentari.
Infine, la Nikon ZR è dotata di slitta digitale a cui fissare il microfono Nikon ME-D10. È uno shotgun 32-bit float alimentato direttamente dalla fotocamera, senza cavi né batterie, con modalità PURE (massima naturalezza/ambiente) e FOCUS (maggiore capacità di puntamento su una fonte precisa).

Perché il 32-bit float è un vantaggio reale

Il vantaggio che ogni filmaker vorrebbe avere è proprio la capacità di limitare l’errore: con la Nikon ZR potete concentrarvi sul contenuto, sapendo che potenziali picchi (o eccessivi silenzi) potranno essere ricomposti in seguito. Per produzioni snelle, eventi in cui la prima ripresa deve necessariamente essere quella giusta, documentari e interviste in ambienti imprevedibili, è un’assicurazione creativa enorme.
È giusto però ricordare due limiti di buon senso: il 32-bit float non ripara un microfono saturato meccanicamente o un pre-analogico portato oltre i suoi limiti. Resta fondamentale una registrazione pulita nei pressi della sorgente.
Con la ZR, Nikon non ha solo messo il codec R3D NE (12 bit) in un corpo compatto: ha portato nel corpo camera un audio 32-bit float completo, con microfoni interni eccellenti, slitta digitale e opzioni direzionali “intelligenti”.
È una scelta che riduce gli accessori obbligati, snellisce troupe e rig, e alza l’asticella per le B-cam e le macchine portatili pensate per cinema, documentari e produzioni commerciali. In un mercato dove spesso si bada solo ai bit-rate video, Nikon ha capito una verità semplice: lo spettatore perdona un’inquadratura imperfetta, ma non perdona un audio scadente. Qui, finalmente, l’audio di bordo è progettato come componente da cinema, non come ripiego.

* non utilizzabile con il codec H.264

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